I pensieri di Padre Enzo

Rubrica a cura di Padre Enzo Gualandi 

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                            Pensiero del mese di Gennaio 2012

"Attesa e speranza cristiana"  

 

Parlare di attese e speranze all’inizio di un nuovo anno sembra quasi d’obbligo.
In una battuta l'apostolo Paolo ci direbbe: (1 Tim 1,1): “Cristo Gesù nostra speranza”. La presenza di Cristo nella vita di ogni credente è il mistero pieno e totale che Dio ha voluto rivelare e questo è fonte e oggetto della speranza. All'origine della speranza cristiana, in altre parole, vi è un atto pieno e totale, quanto gratuito, dell'amore di Dio esso consiste nella chiamata alla salvezza mediante la partecipazione alla sua stessa vita.
La speranza, quindi, nella prospettiva cristiana non nasce dall'uomo, perchè non è primariamente intesa come un desiderio che si apre al futuro, ma è intesa come una chiamata gratuita che parte dalla rivelazione di Dio, e si compie il discernimento su ogni altra forma di speranza che appartiene all'umanità come suo sforzo peculiare di tendere verso il futuro. Però questa speranza non sorge nel momento del bisogno, della sofferenza o dello sconforto determinato da diverse motivazioni di fallimenti esistenziali.
Se così fosse in nulla si distinguerebbe dal generico sentimento o dal desiderio di aggrapparsi a qualcosa come soluzione estrema al male. La speranza cristiana, al contrario, ha come compagne di viaggio che non l'abbandonano mai la fede e la carità. Essa sorge dalla fede e si nutre dell'amore.
Il nostro mondo è un teatro di disperazione, pieno di tenebre e senza alcuna luce per rischiarare e dare all'uomo il senso della vita, Pullulano  sette religiose, e ognuna pubblicizza la sua ricetta di vita. 
Mondo di odio: i violenti trionfano, i deboli sono oppressi, le classi sociali si combattono, i popoli tremano di fronte alla minaccia di uno scontro generale. Mondo di corruzione: l'inquinamento materiale non è che un riflesso dell'inquinamento e della corruzione spirituale e morale, che sono da temere molto di più. 

Ma noi cristiani possediamo una speranza incrollabile, che non è illusione, oppio dei popoli - come disse qualcuno -; ma che è "certezza assoluta": "Non temere, piccolo gregge: io sono con voi". Speranza che è vittoria della fede: Cristo ha vinto le potenze del male con il suo trionfo sulla morte. Speranza che è soprattutto vittoria dell'amore: nessuno ha mai amato come lui ha amato, e il suo amore divampa oggi come ieri, divamperà domani e sempre. Cristo è sempre al centro della nostra vita: non per eliminare la prova, ma per farcela accettare in una nuova prospettiva e per aiutarci a superare insieme con lui, per mezzo dell'amore. 




Due santi al mese


3 - Santissimo Nome di Gesù -


Il Santissimo Nome di Gesù fu sempre onorato e venerato nella Chiesa fin dai primi tempi, ma solo nel secolo XIV cominciò ad avere culto liturgico.
San Bernardino, aiutato da altri confratelli, sopratutto dai beati Alberto da Sarteàno e Bernardino da Feltre, diffuse con tanto slancio e fervore tale devozione, che finalmente venne istituita la festa liturgica. Nel 1530 Papa Clemente VII autorizzò l'Ordine francescano a recitare l'Ufficio del Santissimo Nome di Gesù.






28 - San Tommaso d'Aquino, Dottore della Chiesa  -

Figlio dei Conti d’Aquino, Tommaso, nato nel 1225, era destinato ad una splendida carriera politica, o per lo meno ad una dignitosa carriera prlatizia. Contro ogni aspettativa dichiarò di voler entrare nel giovane, povero, combattuto Ordine di San Domenico. I nobili parenti tentarono in ogni modo di impedirgli quella ritenuta pazzia; ma egli si dimostrò inamovibile.
Studiò a Parigi dove i compagni lo schernirono per il suo carattere taciturno, che gli valse l’appellativo di "bue muto".
Lo studio fu la vocazione di Tommaso: lo studio costante, amoroso, porfondissimo di quella dottrina senza fondo, che è la Teologia, cioè la scienza di Dio. Quando il giovane, vero studioso, era immerso nella lettura e nella riflessione, diventava quasi insensibile ad ogni stimolo esterno. Il risultato più poderoso dei suoi studi fu la monumentale Summa Teologica.
Quando morì, nel 1274, la sua intelligenza aveva lasciato la testimonianza più prodigiosa di uomo innamorato della verità. Il Papa Giovanni XXII lo volle inscrivere nel Catalogo dei Santi e, a chi sottolineava la mancanza di virtù eroiche e di miracoli, rispose: "Quante proposizioni teologiche scrisse, tanti miracoli fece. Tommaso ha illuminato la Chiesa più di tutti gli altri Dottori, e un uomo fa più profitto sui libri suoi in un solo anno, che non sulle dottrine degli altri per tutta la vita".

 

 




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Padre  Enzo

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