Pensiero del mese: Ottobre 2006


"Lavoro cristiano e immigrati "

La dimensione del lavoro va considerata soprattutto in rapporto all'uomo stesso che compie il lavoro, determinandone la qualità e il valore più alto.

Se viene meno questa ottica il lavoro perde il suo significato più vero e profondo.Le stesse tecniche utilizzate, se diventate più importanti dell'uomo stesso, si trasformano in nemiche della sua dignità.
A fronte di queste affermazioni molto chiare sorgono due interrogativi:

- la legge sugli immigrati che lega la permanenza nel nostro paese all'avere un lavoro e quando si perde,  si viene espulsi, indica il prevalere del lavoro sull’uomo. Ma è giusto?
- è corretto eticamente delocalizzare la produzione di beni in paesi in cui esiste uno sfruttamento del lavoro, spesso minorile, per cui è cancellata la dignità della persona?

Nella dottrina sociale della Chiesa vengono sottolineate tre dimensioni del lavoro:
1) COME PARTECIPAZIONE ALL'OPERA CREATIVA DI DIO: 1'uomo, creato a immagine di Dio, partecipa alla sua opera creativa mediante il proprio lavoro. Ogni lavoratore è creatore e tale coscienza deve permeare anche le ordinarie attività quotidiane, qualunque esse siano. La gioia, nel lavoro, appare come termometro della partecipazione all'edificazione sulla terra del Regno dei Cieli.
2) COME NECESSITA' ECONOMICA: con il lavoro l’uomo provvede abitualmente al sostentamento suo e dei propri familiari. Questo al fine di assicurarsi un livello di vita dignitoso sul piano materiale, sociale, culturale e spirituale evitando tuttavia di assoggettarsi alla tentazione dell'accumulare, alla brama del potere o dell'ambizione sotto qualsiasi forma e non è da identificarsi con il consumismo o con un grado di potere, ma come possibilità di affermare la dimensione soggettiva del uomo come persona. Il lavoro rimane per 1'uomo, non 1'uomo per il lavoro.
3) COME OCCASIONE DI DIVERSO RAPPORTO CON I FRATELLI: lavorare con gioia e con la coscienza di partecipare alla creazione del Regno significa rendere servizio al prossimo, alla famiglia, alla società e perciò qualcosa di nobile anche nel caso esso non contenga alcun elemento concretamente creativo ma risulti persino alienante. Tale testimonianza porta a un diverso rapporto con la gente, non più opportunista, ma teso verso una sempre più completa attenzione e condivisione.

Davanti a questi tre punti occorre meditare alcuni aspetti del lavoro che ne rendono difficile 1'applicazione:
-  Come comportarsi di fronte al lavoro che non c'e?
-  Come fare di fronte al lavoro precario?
Si sostiene che è importante la flessibilità, ma molto spesso questa si traduce in precarietà.
-  Quale futuro potrà avere un giovane se non ha la certezza di un lavoro?
-  Come farlo di fronte al lavoro sottopagato?

La coscienza cristiana si deve interrogare e non cadere così spesso nella discriminazione razziale o altro, perché si vuole evitare l’impegno. Diversamente la nostra coscienza non può essere tranquilla, perché diamo un Euro all’immigrato dell’angolo della strada. Ma poi continuiamo la strada e non emergono “buoni samaritani” che si fermino a fasciare le ferite del fratello …

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