Pensiero del mese: Ottobre 2004


Saper ridere ...serenamente sorridere

Magia del cinema !!! Chiunque, ricordi Don Camillo pensa immediatamente a Fernandel, una massa di muscoli pronta a scagliare panche, a scazzottare con benignità gli avversari politici che poi … avversari non erano!
Questo parroco di campagna, sanguigno, in cui "esplodevano" ogni giorno l’energia, il buon cuore, una fede semplice e viva, l’ironia e la saggezza che nascono dalla coscienza della forza, dei limiti e dei pregi propri e del "mondo piccolo" che lo circondava e accanto il sindaco Peppone.
Questa "esplosione" contagiava l’amico/nemico/compagno di sempre, quel Peppone gran lavoratore e padre di famiglia, altra macchina di muscoli guidata dalla passione politica e dal cuore, abituato a "masticare amaro" per le trovate di Don Camillo e lesto comunque nel contraccambiarle…magistralmente interpretato da Gino Cervi.
Una sfida continua, unita ad una stima reciproca, insomma….cui faceva da sfondo quel "mondo piccolo" sulle rive del Grande Fiume che interagiva con i protagonisti….e quella "bassa", con i suoi personaggi pittoreschi e caratteristici che vivevano "in quella fetta di pianura che sta fra il Po e l’Appennino" (per poi concedersi una "deviazione" fino in Russia…) …


E poi come Brescello paese, dove si realizzavano le loro vicende….quel paese scelto nei primi anni cinquanta per ambientare e per raccontarci quelle fiabe….quel paese che ci ha accompagnato nella nostra mente con la chiesa e il Crocifisso che dialogava, esortava e benignamente rimproverava il nostro Don Camillo, e poi la stazione, la campagna, la piazza affollata per i comizi …..con quella fiducia profonda negli ideali, religiosi e politici, popolari ma mai demagogici, perché reali e concreti, fatti di lavoro e di terra, di voglia di festa e di passione….con confronti fra realtà diverse, a volte aspri, ma ricchi di fermenti e passioni…sinceri e genuini.


Questa è proprio una "grande magia": due attori così prorompenti e "veri" che sono ancora lì…
…e con loro l’altro grande protagonista di questi film e letture: il Cristo crocifisso, con quella voce che Guareschi definì "la voce della mia coscienza" ".
Era gente che viveva un’epoca sdrammatizzando , e sempre con l’umanità incontenibile di chi onestamente ora da una sponda ideologica, ora dall’altra si confrontavano aspramente, lottando … ma si stimandosi a vicenda mentre si aspettavano “per percorrere assieme il lungo cammino della vita".
Oggi sono fiabe irripetibili.
Non si ride … si sghignazza. Non si gioisce , perché l’egoismo ci ha chiuso nel piccolo mondo dove non c’è spazio per altri. E si crede di avere raggiunto un progresso …superlativo.
Forse siamo diventati più poveri, perché la magia di quei film ci fa ridere un po’, ma poi ci lascia terribilmente soli.

 

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