Pensiero del mese di Marzo 2011
" Il consumismo..per il cristiano ! " |
Un economista ha scritto che «il consumismo consiste nell'aumento dei consumi, sostenuto in gran parte dalla pubblicità, con effetto espansivo sulla produzione e ulteriore bisogno indotto di nuovi consumi».
Diventano anelli di una catena che si auto coinvolgono senza freni fino ad arrivare ad una patologia deformante verso il vero bisogno e le necessità fondamentali.
Il consumismo è tipico dei Paesi più ricchi, e come conseguenza assurda non aiuta (quando non peggiora) i Paesi più poveri.
Dal punto di vista psicologico, il consumismo aumenta e amplifica la sindrome del compratore cioè colui che riconosce la soddisfazione esistenziale nell'acquisto e nel consumo di beni materiali. L'inclinazione allo shopping è l'esempio più classico di questa sindrome che è ampiamente diffusa nella popolazione.
Chi non ha nel guardaroba abiti messi solo due o tre volte (con un "costo per occasione" spropositato!)? Chi non ha nella biblioteca libri che non ha mai avuto il tempo di aprire? Sotto questa luce psicologica, il consumismo è l'acquisto di merci che poi non servono a nulla di concreto. E sicuramente tutto ciò non è positivo.
Come persone ci si deve imporre un’attenzione verso quelli che ci sono vicini anche se non hanno alcun rapporto con noi. Sono nostri simili. E se rallentiamo le nostre sregolatezze, indirettamente deceleriamo le loro difficoltà. E si potrebbero fare tantissimi esempi pratici.
Potrebbe sembrare che la personalità di questi “smodati consumatori” faccia apparire più eminente e importante. Paradossalmente, a loro anche ciò che è inutile, serve… per mostrarsi.
E si potrebbe anche aggiungere e supporre che ci sia uno sforzo per colmare un “vuoto esistenziale”.
Come cristiani arrivare a questi limiti, significa tradire il Vangelo e l’identità del proprio battesimo.
San Francesco da ricco mercante si è domandato cosa servono le tante cose ?
Riflettere con una certa obiettività, si giunge ad evitare le lusinghe della pubblicità più seducente o più illusoria e ci si accorge che i falsi bisogni non debbono stimolare acquisti inutili. Certo non si può confondere con il consumismo qualunque propensione all'innovazione tecnologica, purché ragionevole, né quella di voler sostituire a minori costi ciò che è ormai vecchio, guasto o comunque superato.
Ma resta assodato che riflettere sui consumi personali e sociali, non significa povertà mentale. Oltre ad una certa selezione intelligente delle cose, si può credere che la nostra coscienza di cristiani possa diventare più coerente ed esemplare anche per l’uomo “senza credo” che vede la condizione “inferiore” del proprio simile come una ingiustizia da non accettare e inammissibile in alcun modo.
Due santi al mese |
Nata a Viterbo nel 1235 all’età di tre anni risuscitò una zia materna. La Madonna le ordinò, a dieci anni, di prendere l’abito del Terz’Ordine francescano e a quell’età intraprese la sua missione contro l’Imperatore eretico Federico II, e predicando operava miracoli strepitosi. A quindici anni, considerata elemento pericoloso venne bandita dalla città. Tornata a Viterbo, ormai di sedici anni volle entrare in convento per passare in preghiera il resto della sua vita, ma le monache di Santa Maria delle Rose non l’accettarono. Continuò per due anni il suo apostolato e morì a diciotto, nel 1253. |
Religioso Nato nel 1495 a Monte Moro Novo, in Portogallo, nella sua vita aveva fatto di tutto, dal soldato al pastore al venditore ambulante fino a diventare, verso i quarant’anni, negoziante di libri e immagini sacre a Granada. Fu un frate predicatore , nel 1537, a risvegliare in lui la vocazione alla carità eroica. Spogliatosi di tutti i suoi beni li distribuì ai poveri, lo presero per pazzo e lo rinchiusero in un ospedale. Ma proprio in quell’ospedale Giovanni capì che la sua missione era quella di far dell’ospedale un mezzo di vera assistenza ai bisognosi, fondato sull’amore e sulla carità, e appoggiato a rigorose norme igieniche e a sicure nozioni sanitarie. Morì nel 1550. |