Pensiero del mese di Marzo 2010
" Suicidio: gesto comprensibile o irriflessivo …" |
Nell’opera “Il suicidio” il sociologo francese Émile Durkheim (1858-1917) nel 1897 offriva la seguente definizione: "Dicesi suicidio ogni caso di morte direttamente o indirettamente risultante da un atto positivo o negativo compiuto dalla stessa vittima pienamente consapevole di produrre questo risultato". Alla definizione di Durkheim si possono muovere osservazioni critiche per la definizione troppo vaga, perché estensibile ad una casistica tanto vasta da far perdere un concetto di fondo.
Il suicidio è un gesto gravissimo irreversibile nelle sue tragiche conseguenze, e tuttavia è difficile, anzi impossibile, conoscere il grado di responsabilità di chi si toglie la vita.
Fino a che punto è consapevole e libero in quel momento? Anche se consapevole di sé stesso, fino a che punto la disperazione lo travolge, rendendolo incapace di comprendere l’enormità e l’irreversibilità del gesto? Si può con fondamento affermare che il gesto suicida è quasi sempre frutto di grave per- turbamento mentale, cosf che la libertà, e quindi la responsabilità, risulta molto limitata, se non addirittura tolta.
Il suicidio è un gesto ingiustificabile, ma il suicida merita pietà e compassione. La comunità cristiana non è chiamata a giudicare ma ad affidare il suicida alla bontà e alla misericordia di Dio.
In questa prospettiva va interpretata la nuova tradizione della Chiesa di dare sepoltura religiosa alla persona che si è tolta la vita. E un gesto, questo, di alta umanità e religiosità: significa raccomandare un figlio e una figlia di Dio alla misericordia paterna. «Non si deve disperare della salvezza eterna delle persone che si sono date la morte. Dio, attraverso le vie che egli solo conosce, può loro preparare l’occasione di un salutare pentimento. La Chiesa prega per le persone che hanno attentato alla loro vita» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2233).
Il gesto suicida è un severo richiamo della comunità cristiana alla solidarietà e alla partecipazione, una sollecitazione a uscire dai nostri problemi per immedesimarci con rispetto e discrezione nei problemi degli altri. Il suicidio è un appello ad accorgerci in tempo di chi soffre vicino a noi e che forse rischia di soccombere alla prova e alla sofferenza. Quante volte ci si accorge troppo tardi, non si sono compresi i numerosi segnali che sono venuti da chi era nella sofferenza e nella disperazione. Soltanto dopo la tragedia si coglie il messaggio di aiuto che quel disperato aveva lanciato quando ancora era in vita. Il suicidio può diventare paradossalmente un’efficace scuola di solidarietà affettiva con le persone che, a causa di emarginazione e abbandono, sono tentate da pensieri di morte. La causa della vita si vince con il donare e ricevere amore.
Due santi al mese |
Nacque a Corleone, intorno all' 815-818. Cresciuto in una agiata famiglia di possidenti, ricevette una buona formazione religiosa e civile. Rimasto orfano dovette dedicarsi alla gestione del patrimonio familiare. Ormai ventenne, vendette tutti i suoi averi, distribuendo il ricavato ai poveri del paese. Quindi lasciò Corleone e si ritirò nel monastero di San Filippo d'Agira, nei pressi di Enna, dove si fermò per un breve tempo. Quindi intenzionato a condurre un modo di vivere eremitico, passò in Calabria dove fu accolto nel monastero di Santa Maria di Vena, presso Vibo Valentia, ivi condusse una esistenza esemplare ed austera. Alla morte dell’abate, gli fu affidata la guida della comunità, come abate. A lui accorrevano bisognosi dello spirito e del corpo, ottenendo grazie e guarigioni. Morì all'età di cento anni, dopo ottanta anni di vita monastica. Subito venne proclamato santo e il suo culto si diffuse prima in tutta la Calabria, e quindi anche in Sicilia , dove i corleonesi lo proclamarono Patrono e Protettore principale della città di Corleone. Il popolo corleonese lo ha sempre invocato nei momenti di bisogno, soprattutto in occasione di guerre, carestie, pestilenze e terremoti rimanendo la città sempre incolume da ogni calamità. |
Nato nel 385 a Saul, contea di Down – morto Irlanda del Nord,
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