Pensiero del mese di Marzo 2008

"Gente «seduta»"

Da  un volumetto, dove sono pubblicate alcune riflessioni, che il compianto Pastore mons. Enrico Manfredini tenne a Roma nel 1981 colgo uno spunto nella sicurezza profonda che, quelle che sembrano frustate, saranno accolte come soave invito a camminare sulla strada di Dio

Era succeduto al Cardinale Antonio Poma nell’impegno di guida alla diocesi di Bologna, per appena otto mesi (30 aprile - 16 dicembre 1983). ma già di per se stessi sufficienti a caratterizzare la persona che sapeva spronare, guidare, compassionare l’umana debolezza, con il medesimo fervore che lo aveva accompagnato per tanti anni nella diocesi di Piacenza.

«Noto in giro un senso di stanchezza, di frustrazione, specialmente nei sacerdoti, nei religiosi e negli stessi cristiani più impegnati.

Si incontrano spesso delle apatie, dei sensi di fallimento, delle inerzie che sono davvero preoccupanti. Molti rifuggono nel privato, anche tra di noi. Si chiudono nelle loro cosucce, cercano di essere buoni per conto loro e non vedono come sia necessario rinnovarsi ed essere presenti, secondo lo Spirito del Signore».

Monsignor Manfredini amava lo scherzo e la battuta, condiva le sue dotte omelie con osservazioni salaci e con paragoni pittoreschi; conosceva l’arte di strappare, anche nei mo menti seri, un sorriso per alleggerire l’atmosfera.

Non era fissato nell’ammantarsi sontuosamente di paroloni difficili. Bonario sempre, umanissimo e arguto, sapeva all’occasione essere severo e mordace, però sempre come padre e mai come giudice che non ammette appello. Certo, non voleva vedere gente «seduta»; insonne e dinamico lui stesso, era più pronto a scusare gli errori che la pigrizia.

«Tutti queste comunità religiose e parrocchiali sedute, stanche e lacere, senza spina dorsale, mi danno l’idea di cestini di ricotta che, se trema il tavolo, tremano anche loro: senza vigore, non reagiscono più.

Vengono fuori caterve di documenti, discorsi pontifici, con dentro delle cose di tale forza da somigliare a pugni nello stomaco, e loro, macché, non reagiscono più. C’è una pesantezza, una stasi, un’indifferenza, uno squallore, un burocratismo, che veramente sono qualcosa di ripugnante. Un atteggiamento simile non edifica né i fedeli, né i fratelli».

Non c’è che dire. Rimproveri così fatti sono, nella loro gravità, convincenti; turbano senza offendere, scuotono senza impermalire, ma strappano un esame di coscienza che va a fondo e non lascia tranquilli.

«Molte volte siamo tanto spenti, tanto distratti, abulici, apatici, senza fantasia, senza speranza, che non possiamo dire di dare testimonianza al Risorto. Che apostolato è il nostro? Quello degli apostoli era essere testimoni della risurrezione; e noi cosa testimoniamo? La morte, non la risurrezione!».

E ancora: «Una cosa che si riscontra molto spesso è la mancanza della gioia sulla faccia di chi dovrebbe vivere la fede pasquale. Sono preoccupati, angosciati, disturbati da mille pensieri, disfatti dalla stanchezza». Persone stanche sono i cristiani, che mancano di energia. Forse ci possono rinfrancare e far meditare le parole di un santo francescano -San Massimiliano Kolbe:

«Occupiamoci, ma non preoccupiamoci...Bisogna che le tribolazioni esterne e interne, i fiaschi, la svogliatezza. le derisioni, i rovesci e le altre croci ci purifichino e ci ritemprino. Ci vuole molta pazienza anche con noi stessi e perfino con il buon Dio, che per amore ci prova (Scritti, 56).

Il clima della prossima Pasqua sia l’ossigeno che rinfrancae ridia fiducia alla mancanza di gioia sul volto di noi che dovremmo vivere questo gioioso evento : è il nostro augurio!


Due santi al mese

19- San Giuseppe

Sposo di Maria Vergine e padre putativo di Gesù. Nella tradizione popolare è il santo protettore dei poveri e dei derelitti. In alcuni paesi della Sicilia, il 19 marzo, si usava invitare i poveri al banchetto di san Giuseppe. In questa occasione, un sacerdote benediva la tavola, ed i poveri erano serviti dal padrone di casa.In alcune città, il banchetto veniva allestito anche in chiesa.San Giuseppe è anche il simbolo della castità, e quindi  avvocato delle ragazze da marito. Questo santo è raffigurato come un vecchio barbuto, il suo attributo è il bastone fiorito che lo distinse fra i pretendenti di Maria, oppure il giglio. Patrono della Chiesa universale.Oltre a proteggere i poveri e le ragazze, San Giuseppe, in virtù della sua professione, è anche il protettore dei falegnami, che da sempre sono i principali promotori della sua festa.

 

 


21 (e anche 11 Luglio) - San Benedetto da Norcia

Nacque a Norcia (PG) intorno al 470. . Il 24 Ottobre 1964 Papa Paolo VI  lo proclamò "Patrono d'Europa". Le sue spoglie sono custodite nell'Abbazia di Montecassino che lui stesso fondò e dove scrisse la Regola. Morì nel 543. Intorno al 500 si era ritirato in una grotta nei pressi di Subiaco (RM) dove iniziò la vita eremitica. Poco più a valle  sorge il Monastero di Santa Scolastica che era la sorella di San Benedetto. Questa costruzione fa parte dei 14 monasteri fondati da San Benedetto lungo il suo cammino di predicazione, il più importante dei quali è certamente l'abbazia di Montecassino. Benedetto vi si trasferirà e ivi morirà. La sua Regola riassume la tradizione monastica orientale adattandola con saggezza e discrezione al mondo latino, aprendo così una via nuova alla civiltà europea dopo il declino di quella romana. Nel solco di San Benedetto sorsero nel continente europeo e nelle isole, centri di preghiera, di cultura, di promozione umana e di ospitalità per i poveri e i pellegrini. La sua memoria, a causa della Quaresima, è stata trasferita dal 21 marzo, giorno della morte, all'11luglio, giorno in cui fin dall’antichità si faceva un particolare ricordo del santo.