Pensiero del mese: Marzo 2007
Pensiero del mese di Marzo 2007
"CURARE gli INCURABILI"
Da Parigi il giovane Freud scriveva a Martha Bernays, la futura sposa,: "Tornerò a Vienna, ci sposeremo e aprirò lo studio per curare gli incurabili". Aveva trent'anni (1886), e l'aspirazione all'indipendenza economica l’aveva spinto a dedicarsi alla pratica clinica, lavorando per tre anni presso l’Ospedale Generale di Vienna con pazienti affetti da turbe neurologiche. Questa disciplina, essendo molto remunerativa, gli avrebbe permesso di sposarsi.
Era l’inizio di una vita con terapie innovative che lasceranno però molte perplessità nel mondo scientifico.
La XV Giornata Mondiale del Malato (11 febbraio 2007 ) ha proposto a Seul il tema “La Cura Pastorale e Spirituale dei Malati con Patologie Incurabili”. Si tratta di malati che chiedono affetto e sostegno morale più che iniezioni. E senza i disegni in prospettiva di Freud.
Se Freud, neurologo, filosofo e psicoanalista, fondatore della psicoanalisi, aveva avuto programmi e piani diversi, l’ideale cristiano, nonostante le difficoltà della società attuale, ha sempre guardato alla dignità della persona.
“Oggi si assiste a un tipo di disagio sociale che si fa spesso disagio mentale - ha detto Guerino Di Tora, direttore della Caritas di Roma - . Il disagiato non sente più il senso del vivere, non ha più voglia di realizzarsi, di fare. In tali circostanze occorre attuare la teologia della prossimità: farsi prossimo, camminare insieme, perché il vero oggetto della carità, il suo fondamento, la sua peculiarità è proprio la persona umana”.
La sanità non può più essere un fatto privato: se non salviamo i malati lontani perché distanti e perché ignorati, ci illudiamo di star bene. Ma l’invito ad aprire sinceramente gli occhi può giungere dal nostro ambiente: bambini da curare, anziani da assistere, invalidi e handicappati, drogati... Il nostro mondo ha bisogno di una mano, insomma.
Anche se la malattia, che tocca prima o poi tutti, rimane pur sempre un mistero, un enigma.
La scienza e la tecnica possono aiutare a trovare una risposta alla malattia. Esse possono curarla, alleviarla, eliminarla almeno in parte, anche se non potranno mai eliminarla del tutto, e mai potranno dare una risposta soddisfacente agli interrogativi fondamentali che la sofferenza porta nel cuore dell’uomo. Appellarci quindi alle risorse umane e cristiane per intervenire nei limiti del possibile, diventa un dovere.
La Chiesa, nella sua costante sollecitudine per i malati, continuatrice di Cristo:
· proclama e testimonia il Vangelo della sofferenza illuminata dalla Fede;
· ha sempre accompagnato e continuerà ad accompagnare la predicazione del Vangelo, con iniziative di assistenza e di cura a favore di schiere innumerevoli di sofferenti;
· offre il proprio contributo specifico attraverso l’accompagnamento umano e spirituale degli infermi.
La medicina in parallelo continuerà ad avere come compito quello di:
· servire sempre la vita: promuovendola e difendendola dalla nascita fino al suo tramonto naturale. Anche quando sa di non poter debellare gravi patologie, dedicando le proprie capacità a lenirne le sofferenze
· riconoscere e rispettare (o almeno non escludere) la dimensione trascendente, morale e spirituale della vita umana
· attuare e accrescere la ricerca e il progresso scientifico.
Mettere in atto tutto ciò, si porterà conforto e sollievo ai malati e ai loro familiari, e si cercherà sempre di salvare una dignità umana che non va mai calpestata.