Pensiero del mese: Marzo 2004
| TOPOLINO e WALT DISNEY |
A Chicago il 5 dicembre 1901 in casa
di Elias Disney e Flora Call, nasceva Walt Disney, creatore
di Topolino,Paperino & Co. |
Il suo nome ci ricorda immediatamente il mondo fantastico di personaggi immaginari,
che hanno raccontato sogni a molte generazioni: un colosso dell’industria
che si occupa anche di produzione e distribuzione cinematografica ed è
protagonista, dalla metà degli anni ’50, anche sui mercati dei
grandi parchi dei divertimenti, della produzione televisiva, e, via via, della
TV via cavo e pay TV. E non consideriamo l’immenso merchandising che da
decenni accompagna il redditizio lavoro della fabbrica dell’immaginario.
Sono i volti del “grande” Walt: fantasia, sensibilità, espressione
di esperienze forse sofferte in profondità, e grande spirito imprenditoriale,
probabilmente acquisito in giovane età insieme a disagi e dissapori,
quando suo padre Elias, molto severo lo costringeva ad arrangiarsi con molti
lavoretti per pagarsi vitto e alloggio in famiglia… In età scolare
Walt e il fratello Roy dovevano alzarsi prima delle quattro del mattino per
consegnare i giornali casa per casa, tanto per citare solo un esempio del sistema
educativo; erano gli anni della seconda rivoluzione industriale, bisognava imparare
a emergere con ogni forza per farsi una strada propria.
In quegli anni i Disney si trasferiscono due volte: nei dintorni di Marceline,
poi, nel 1910, a Kansas City ove il giovane Walt inizia la sua attività
come disegnatore satirico per un giornale locale.
Partendo negli anni ‘20 da brevi cartoon, ottenuti facendo interagire
personaggi in carne ed ossa con disegni animati (“Alice’s Commedies”),
dopo alterne vicende finanziarie vissute con non poco spirito pionieristico,
il giovane cartoonist, trasferitosi a Los Angeles, fa crescere una piccola impresa
e vara l’importante stagione dei primi cartoon con Topolino
(1928), Paperino (1934) ed il resto della banda. Si circonda
di altri disegnatori con cui sviluppa tecniche sempre più evolute che
prima faranno di lui uno dei pionieri del sonoro, poi, dopo essersi assicurato
l’esclusiva per tre anni del sistema technicolor, gli permetteranno di
arrivare primo (e restare a lungo l’unico) a poter produrre lungometraggi
animati già nel 1937 (“Biancaneve e i sette nani”).
Questo percorso avviene non senza gravi tensioni con i collaboratori che, inseriti
in un processo produttivo nuovo, di gruppo, di tipo industriale, poco adatto
all’emergere delle capacità dei singoli creativi, vedono le proprie
individualità scarsamente valorizzate. “Come una piccola ape,
volo da una zona all’altra dello studio, raccolgo il polline e stimolo
un po’ tutti…” Una dichiarazione che segna la distanza
tra il disegnatore artigiano-artista ottocentesco e l’imprenditore innovativo,
ma anche tra il lavoro soddisfacente per il singolo individuo e l’impersonale
“catena di montaggio”.
Il grande animatore supera gravi insuccessi, tra cui “Pinocchio”
(1939) e “Bambi” (1942).
Anche se “Dumbo” (1941) è un successo, alla fine
degli anni ’40, dopo vari lungometraggi, c’è aria di crisi
di incassi e di idee.
Nel 1950 con “Cenerentola” la compagnia si rilancia alla
grande e, dopo l’esito incerto di “Alice nel paese delle meraviglie”
(1951) e l’uscita del più semplice “Le avventure di Peter
Pan”, entusiastica sarà nel 1955 l’accoglienza per “Lilly
e il vagabondo”.
L’inizio degli anni ’60 segna nuove affermazioni con “La
carica dei 101” (1961) e con “Mary Poppins”
nel 1964 (15 Nominations, 5 Oscar, incassi vertiginosi).
Durante la lavorazione de “Il libro della giungla”, Walt
Disney si spegne minato da un male incurabile: è il 15 dicembre
1966.
Ma la sua impresa continua soprattutto sui fronti dell’animazione digitale
e delle nuove tecnologie e popola l’immaginario di milioni di piccoli
e non solo nei momenti più vari dell’esistenza.
| L’uomo ha bisogno di sognare e di calarsi in un mondo fittizio non solo per dimenticare, ma per vedersi protagonista incontestato di tante irrealtà che fuori di se stesso lo cancellerebbero dalla normalità. Walt Disney ha penetrato l’intimo umano ed ha vivacizzato nella fantasia di grandi e piccini aspetti di un mondo di favola che per un momento offrivano felicità. |
Scriveva Enzo Biagi : "Raccontare i problemi con i fatti, e i fatti attraverso i personaggi . . . [anche fantastici] è un arte che fa vivere. Anche un personaggio molto dotato, Gesù di Nazaret ricorreva alle parabole per spiegare ai pescatori e ai contadini della Galilea la via per raggiungere la pace del cuore e la salvezza". Walt Disney non aveva queste pretese e non voleva certamente un tale accostamento. Ma ha donato agli uomini istanti fantastici, ma veri per ognuno ….
“Spesso il nostro spirito si libra in intima comunione con la memoria, intonando con i fantasmi della solitudine le litanie della tristezza e dell’infelicità, e attendiamo un’affascinante melodia sulle labbra della vita che poi diventa un mistero silenzioso nel grembo della terra (alla morte)”. (Gibran, Ali spezzate) Ricordare e dimenticare, vivere ogni giorno un attimo irreale di sogno: non si creda irriverente accostare Topolino all’uomo. |