Pensiero del mese

Maggio 2002

Eutanasia, gesto di libertà?

La parola eutanasia proviene dal Greco: eu = buono, thanatos = morte. ' Buona morte ', termine che si è evoluto e adesso fa riferimento all'atto di concludere la vita di un'altra persona, dietro sua richiesta, allo scopo di diminuirne le sofferenze. Varie le forme:

Eutanasia passiva : è un termine usato a sproposito dai mezzi di comunicazione. L'unica cosa a cui si riferisce è la morte naturale, quando cioè viene sospeso l'uso degli strumenti vitali o delle medicine in modo che si verifichi una morte completamente naturale, che non contrasti le leggi della natura.

-  Eutanasia attiva : questo termine si riferisce alla morte che viene procurata allo scopo di alleviare il dolore del paziente.

Il suicidio assistito è correlato alla eutanasia: avviene quando qualcuno dà delle informazioni e i mezzi necessari ad un paziente affinché possa far finire facilmente la propria vita.

Si possono fare varie domande sulla eutanasia

1 - Una grande percentuale di pazienti terminali soffre di dolore intrattabile e/o avverte un'intollerabilità verso la propria difficile qualità di vita. Questi preferirebbero quindi che la loro vita finisse piuttosto che continuarla fino alla morte naturale. Si deve dare a questi pazienti assistenza medica?

2 - Il suicidio è un atto legale che teoricamente chiunque può praticare. Ma i malati terminali che sono in un ospedale non possono esercitare questa opzione. In effetti, questi sono discriminati. Dobbiamo dar loro le stesse possibilità di suicidio che la gente sana ha fuori dall'ospedale?

3 - Gruppi religiosi, come i cristiani e i giudei, pensano che Dio dia la vita e soltanto Lui dovrebbe porvi fine. Il suicidio sarebbe un rifiuto della sovranità di Dio e del suo programma di amore?

4 - Molti gruppi religiosi pensano che la sofferenza umana possa avere un valore positivo per il paziente terminale. Per loro la sofferenza può essere un'occasione divina per migliorare o essere purificati?

5 - Molta gente sostiene che il dolore provato dai malati terminali può essere portato a livelli di sopportabilità per mezzo di un trattamento adatto.  Tuttavia dieci milioni di individui in America del Nord non hanno accesso alla sanità pubblica e quindi un simile trattamento non è disponibile per tutti i pazienti. Come ovviare a questa ingiustizia?

6 - Quando il suicidio assistito e/o l'eutanasia fossero disponibili, qualcuno potrebbe sollecitare i propri familiari in modo che accettino la morte, e questa pressione può essere molto sottile. Ma come accertare che un paziente non sia stato influenzato da altri?

 

La Chiesa cattolica è da tempo intervenuta in tema di eutanasia.

Leggiamo un brano dell'enciclica Evangelium vitae sul valore e l'inviolabilità della vita umana di Papa Giovanni Paolo II, del 25 marzo 1995, al n. 66:

"Anche se non motivata dal rifiuto egoistico di farsi carico dell'esistenza di chi soffre, l'eutanasia deve dirsi una falsa pietà, anzi una preoccupante "perversione" di essa: la vera "compassione", infatti, rende solidale col dolore altrui, non sopprime colui del quale non si può sopportare la sofferenza. [...]
"La scelta dell'eutanasia diventa più grave quando si configura come un omicidio che gli altri praticano su una persona che non l'ha richiesta in nessun modo e che non ha mai dato ad essa alcun consenso. Si raggiunge poi il colmo dell'arbitrio e dell'ingiustizia quando alcuni, medici o legislatori, si arrogano il potere di decidere chi debba vivere e chi debba morire. [...]
"Così la vita del più debole è messa nelle mani del più forte; nella società si perde il senso della giustizia ed è minata alla radice la fiducia reciproca, fondamento di ogni autentico rapporto tra le persone".

La condanna morale dell'eutanasia è netta, severa e senza eccezione alcuna, in linea con tutta la tradizione cristiana, solennemente riconfermata nel Concilio Vaticano II (...): "Nessuno può autorizzare l'uccisione di un essere umano innocente ( ... ). Nessuno può richiedere questo gesto omicida per se stesso o per un altro ( ... ), né può acconsentirvi. Nessuna autorità può legittimamente imporlo né permetterlo"(...).

Quanto all'uso di analgesici aventi come effetti collaterali la perdita di coscienza del paziente, e anche un accorciamento della vita, la più completa formulazione della dottrina della Chiesa rimane tuttora quella espressa da Pio XII, nel suo discorso del 24 febbraio 1957, e di cui la Dichiarazione richiama solo l'essenziale. (...) Può considerarsi quasi principio basilare di partenza l'affermazione generale di un vero e proprio "obbligo morale di non privarsi della coscienza di sé senza vera necessità". E ciò perché nell'essere cosciente e libero sta la qualità propriamente umana del nostro agire. Ne segue che, trattandosi di morenti afflitti da sofferenze atroci e prolungate, in assenza di ogni altra terapia antalgica efficace, "la narcosi che importa una diminuzione o una soppressione della coscienza è permessa dalla morale naturale ed è compatibile con lo spirito del Vangelo" (...). Ma "l'anestesia usata (...) al solo scopo di evitare al malato una fine cosciente, sarebbe non già una notevole conquista della terapeutica moderna, ma una pratica veramente deplorevole".

Oggi qualche Stato Europeo ha approvato l’eutanasia o sta tentando di farlo. I Cristiani non accettano questa posizione: la vita è da Dio e solo Dio la può dare o permettere che si spenga  naturalmente. Un’azione diretta per abbreviarla o per toglierla non è ammesso. L’uomo non è padrone né della propria né dell’altrui esistenza. In Dio dobbiamo riporre sempre la nostra speranza.

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