Pensiero del mese: Maggio 2006
"La nonnità: una spiacevole realtà" |
Il nonno era molto vecchio. Stentava a camminare, la vista gli si era indebolita, era un po' sordo, faticava a mangiare, sporcava la tovaglia. Figlio e nuora s'infastidirono s’infastidirono tanto che gli prepararono un seggiolone a parte, dietro la stufa. Un giorno, mentre gli porgevano la minestra, il vecchio non afferrò a tempo la scodella che cadde e andò in pezzi. La nuora diede in smanie e disse che gli avrebbero dato da mangiare in una ciotola di legno, come alle bestie. Il vecchio sospirò e chinò la testa. Il dì seguente Michele, il nipotino, seduto in terra accanto al nonno, cercava di unire tra di loro alcuni piccoli e ricurvi pezzi d! legno... «Che fai Michele?», gli chiese il babbo. «Vorrei fabbricare una ciotola. Quando tu e la mamma sarete vecchi, mi servirà per darvi da mangiare». L'uomo e sua moglie si guardarono e scoppiarono in lacrime. |
Storia, presente da sempre nei libri di lettura delle elementari, che ci lascia un profondo malessere per la "fastidiosa" verità che indica. La società oggi privilegia gli individui che producono, ma emargina gli anziani e nega loro uno spazio adeguato. Ma come vanno trattati gli anziani? E’urgente insegnare ai figli una cultura dell'anzianità. Perché il «lavoro di invecchiare» non è facile; anzi sembra essere un percorso tortuoso e caotico, disseminato di ambiguità: angoscia e serenità, amarezza e gioia, sicurezza e timore. Gli anziani hanno bisogno di tutti e invece spesso scatta inesorabile l’esclusione: «sono inutili e costano caro». A meno che vengano usati come babysitter gratuiti. In una cultura superefficientista l’anzianità sembra una ferita, una colpa. Per troppi ha l’apparenza dell’anticamera della morte. Gli anziani hanno bisogno della tenerezza delle persone care. Sentono come un torto crudele l'essere tagliati fuori dalla vita di famiglia, è un'esclusione che li mortifica (nel senso etimologico del termine). Essi sono scrigni di esperienza: tutte le volte che muore un anziano, muore una biblioteca. Il primo grande dono che fanno gli anziani in famiglia è proprio quello della trasmissione, non tanto di beni materiali, quanto di ciò che rende migliore la vita.
Così è nata la "nonnità".
«Non so chi sia stato il primo a usare la parola: è apparsa con la penna di Lina Sotis sul "Sette" del Corriere della sera. Una parola peraltro divertente che tuttavia nessun vocabolario registra ancora accanto ad altri derivati (nonnismo, nonnino, nonnotto). Dice che rispetto a ieri, quando le nonne sostituivano volentieri le mamme al lavoro e accudivano i nipotini educandoli persino, oggi si va affermando "un nuovo modello di nonnità". Non più coccole e favole ma complicità nelle birichinate (si chiamavano così un tempo). Le nonne - ossia le mamme di lui e di lei - farebbero a gara nell'arte di sedurre i nipoti e tirarli dalla loro parte.(Antonio Lubrano in RAI)
La vita li ha arricchiti di esperienza, hanno imparato a essere migliori, hanno accumulato un tesoro di saggezza: memorie, illusioni, segreti, consuetudini, aspirazioni, speranze. I nonni possono trasmettere ai nipoti quel complesso di storie e ricordi, detto "romanzo familiare” e per i bambini ha un fascino straordinario. Essi possono rappresentare per i nipoti la stabilità degli affetti familiari. Il nonno/a può parlare, da testimone, dei tempi in cui la mamma era una bambina e il papà uno scolaro, di quando al posto del supermercato, di fronte c'erano i prati, al posto dell'autosilo c'era uno stagno dove la mamma e il papa andavano a fare il bagno e dove si erano conosciuti. Cosi il bambino ricava la sensazione che la sua famiglia esista da sempre e dovrà continuare a esistere, e ha la percezione della continuità degli affetti. Egli teme, più di ogni altra cosa, la dissoluzione del suo mondo affettivo; la presenza dei nonni è certamente fonte di sicurezza e conforto.
I profondi cambiamenti avvenuti all'interno della società e della famiglia hanno dato vita ad una nuova immagine del nonno, così come hanno mutato i rapporti fra genitori e figli. Di conseguenza non esistono modelli con cui confrontarsi, la "nonnità" richiede atteggiamenti e comportamenti diversi rispetto ad un tempo: "non è un'esperienza dedotta dal vissuto tradizionale, ma una vera e propria reinvenzione", come afferma il prof. Gecchele.
Vediamo dunque quali sono gli aspetti salienti della figura del nonno oggi, cercando soprattutto di cogliere il nuovo, cioè le differenze rispetto al passato.
Anzitutto un dato demografico fondamentale: un tempo i nipoti erano molti e i nonni erano pochi, oggi spesso capita il contrario e non è raro trovare un solo nipote per quattro nonni.
La famiglia e i rapporti interpersonali inoltre sono profondamente mutati, ma quello che non deve assolutamente cambiare, è l’umanità nel suo fondamento più nobile: l’amore.
Altrimenti …nonostante tutto, siamo dei perdenti anche per il futuro dei nostri bambini!!