Pensiero del mese: Maggio 2004


Maggio, il mese di Maria : Perché?

Questa devozione è solo per anziani oppure anche per i giovani ?

Il mese di Maggio è particolarmente dedicato alla devozione a Maria. Perché proprio maggio?
Forse perché in questo mese sbocciano i fiori più belli, la natura di risveglia, le gemme preludono ai frutti dell 'estate, e rende questo mese particolarmente adatto all 'omaggio a Maria della nostra devozione.
Il Concilio Vaticano II afferma che il culto della Beata Vergine, "quale sempre fu nella Chiesa, sebbene del tutto singolare, differisce essenzialmente dal culto di adorazione, prestato al Verbo incarnato come al Padre e allo Spirito, e particolarmente lo promuove" (LG 66).


Con queste parole la Costituzione Lumen Gentium ribadisce le caratteristiche del culto mariano. La venerazione dei fedeli verso Maria, pur superiore al culto rivolto agli altri santi, è tuttavia inferiore al culto di adorazione riservato a Dio ed essenzialmente differente. Con il termine "adorazione" viene indicata la forma di culto che l'uomo rende a Dio, esclamando con l'apostolo Tommaso: "Mio Signore e mio Dio!" (GV 20,28). I fedeli, quando invocano Maria come "Madre di Dio" e contemplano in lei la più alta dignità conferita a una creatura, non le attribuiscono un culto uguale a quello di Dio perché c'è una distanza infinita .


Il culto mariano esprime allora la lode e la riconoscenza della Chiesa per tali straordinari doni. A Lei, divenuta Madre della Chiesa e Madre dell'umanità, ricorre il popolo cristiano, animato da filiale confidenza, per sollecitare la sua materna intercessione ed ottenere i beni necessari alla vita terrena in vista dell’Eternità.


Forse allora, attraverso questa Madre, possiamo scoprire una soluzione anche per i nostri giovani, definiti “maestri senza parole, apprendisti senza memoria” (Da una idea in Bollettino Salesiano del Febbraio 2004)
Sembra che essi siano religiosi più o meno fino all’età adolescenziale, poi si ha il periodo del “turbamento” , quello in cui si verifica la più impressionante flessione riguardo alla pratica religiosa. Alcune cause e qualche possibile rimedio.
Per parlare della realtà religiosa dei giovani, in genere, si riportano dati che risultano piuttosto impressionanti: una percentuale altissima (a seconda dei contesti può avvicinarsi o anche superare il 90%) vive l’esperienza religiosa nel catechismo; una percentuale non di molto inferiore sceglie di seguire l’insegnamento della religione cattolica nella scuola. In contrasto con questi dati, si constata, tuttavia, che la celebrazione dei sacramenti segna per molti la fine della presenza in chiesa, l’adolescenza si accompagna a una drastica riduzione della pratica religiosa. I ricordi si perdono nel vago della propria vita e quando si attiva qualche forma di risveglio, perché esigenze esistenziali vanno a ravvivare i ricordi, si realizzano forme soggettive, emozionali e funzionali che appaiono alquanto approssimative.

Il discorso cambia se l’attenzione va agli adolescenti e giovani che sono rimasti in qualche realtà comunitaria in cui hanno potuto sviluppare appartenenza, ascolto, azione, maturazione personale e coinvolgimento emozionale. Quando ci si vuole rendere conto della consistenza di queste presenze, non si va molto al di là di percentuali piuttosto ridotte (per lo più intorno al 10%); sono pochi quelli che esprimono la disponibilità all’impegno religioso, o quanto meno che ha saputo conservare riferimenti sereni e capaci di dare sicurezza!

In questa situazione i singoli sono quasi costretti (ma spesso rivendicano la loro libertà) a costruirsi un rapporto individuale con la religione. In questo percorso personale si cerca di accostare alcune dimensioni dell’identificazione religiosa comunitaria, etica, culturale ed emozionale.

I giovani escono dalla Chiesa ed entrano nel pellegrinaggio della vita alla ricerca di una identità personale in cui sia significativamente presente il religioso. Un percorso che non sempre li porta alle appartenenze religiose tradizionali… ma li spinge a cercare qualcosa di più significativo a livello “culturale ed emozionale”. Solo attivando dei veri “laboratori della fede”, in cui dei bravi artigiani siano in grado di far conseguire l’arte di costruire percorsi di senso, potranno sentire viva la “memoria” e sperimentare la gioia di sentirsi salvati oggi da Colui che ha dato la sua vita e indicato la strada per giungere a realizzare una vita piena e ricca di senso.


E la figura di una Madre che sotto la croce riceve una consegna (“Donna, ecco tuo figlio”) farà capire in questo mese che il Cristo è il vero Salvatore dei “maestri senza parole, e apprendisti senza memoria”.

 

Facendo una visita al Borgo fortificato di Vigoleno, uno dei monumenti storici più importanti della Provincia di Piacenza e per l'eleganza delle sue forme e per l'eccezionale integrità dell'intero impianto castrense, si noterà la forma ellissoidale, racchiusa da imponenti mura merlate, percorse interamente da un camminamento di ronda dal quale si può ammirare un eccezionale panorama della Val Stirone. Varcato l'unico accesso al borgo, in corrispondenza del mastio, si nota una fortificazione di forma allungata che serviva a proteggere la porta vera e propria. La struttura urbana è invece dominata dal mastio quadrangolare, dotato di feritoie, e merli ghibellini. Oltrepassate le fortificazioni poste all'ingresso del borgo si accede alla piazza della Fontana, sulla quale prospetta l'oratorio della Madonna delle Grazie. E’ bello notare che la devozione alla Vergine ha lasciato una sua impronta: gli abitanti del Borgo avevano nel cuore profondi sentimenti mariani.

 

 

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