Pensiero del mese: Luglio 2006


"SILENZIO E MUTISMO"

Chiuse le scuole, abbandonati i libri, migliaia di studenti si riverseranno in questi giorni sui polverosi campi da calcio e nei parchi di divertimento per l’intera estate prima di riprendere la tornata “lavorativa” di settembre. Come di consueto oratori, centri di aggregazione, associazioni e società private si sono adoperati in mille modi per offrire la proposta più appetitosa e accaparrarsi così una buona fetta di iscritti. Escursioni, giochi, attività manuali, laboratori e giornate esplorative andranno a far parte del ricco calendario redatto per i mesi di giugno e luglio nel nostro territorio.

Ma in questi vari programmi, pare che sia assente la parola “silenzio”. Non si invitano i ragazzi e gli adulti a fare sosta per riflettere e meditare. Quasi si ha paura. Eppure «l'autentico silenzio è possibile solamente a chi sa parlare. II vero silenzio non significa una mera entità negativa, tale da rimanere inespressa, ma un comportamento attivo, una commozione fervida della vita interiore, commozione nella quale tale silenzio diviene padrone di se stesso. Solo da questa commossa serenità proviene alla parola quella forza silenziosa che la rende compiuta (...). Priva di questo rapporto col silenzio, la parola diviene vaniloquio; senza questo rapporto con la parola il silenzio diviene mutismo». Romano Guardini (1)

Mille sono i fili che legano la parola e il silenzio. Da più parti si è affermato che la parola perisce quando viene meno il silenzio su cui poggia.
Riteniamo che il silenzio non sia qualcosa di semplicemente passivo, che consista cioè sostanzialmente nel tacere, nel non dire neppure una parola. Questo solo, scrive Guardini, « non è silenzio; anche 1'animale è capace di tanto, e più ancora lo è un sasso. Silenzio a invece ciò che si verifica quando 1'uomo, dopo aver parlato, ritorna in se stesso e tace. Oppure quando egli, potendo parlare, rimane zitto. Tacere può soltanto chi può parlare. Nel fatto che colui che parlando sarebbe "uscito fuori", resta nel proprio riserbo interiore, in ciò consiste il silenzio: un silenzio che sa, che sente, che vibra di vita in se stesso.
Le due cose ne fanno una sola. Parlare significativamente può soltanto colui che può anche tacere, altrimenti sono chiacchiere.
Dovremmo pensare un po’ di più.
Capire chi siamo, capire i tanti «perché» della nostra esistenza.
Capire che Dio non è una “Presenza ingombrante” : allora nel silenzio troveremmo il piacere di esistere .


(1) Guardini, sacerdote e pensatore tra i più importanti del Novecento, attinge dal Cristianesimo energie preziose, che diventano l'humus costante della sua vita e della sue opere. La sua ricerca abbraccia l'ambito della teologia, della filosofia, della letteratura e persino dell'estetica. I suoi scritti hanno come comune denominatore la meditazione del Mistero di Dio e la figura di Gesù Cristo come vera ed unica essenza del Cristianesimo.

 

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