San Genesio

Cenni di spettacolo nell’antichità

Il 29 settembre del 55 a.C. a Roma è festa grande. Il personaggio più potente del momento, il vincitore degli schiavi ribelli di Spartaco, il trionfatore sui pirati del Mediterraneo, l’uomo che ha portato le legioni romane fino al mar Caspio ed ha triplicato le entrate dello Stato, Pompeo regala ai Romani un teatro, il primo teatro in muratura della città, un’opera imponente. Le gradinate sono di eccezionale ampiezza e possono ospitare fino a 40.000 spettatori. Il diametro della cavea è di 150 metri. E’ un teatro-tempio perché sul centro della cavea sporge il podio dell’altissimo tempio a Venere Vincitrice. Dietro il palcoscenico lo sconfinato colonnato di un portico (m. 180 x 135), arricchito di quattordici enormi statue delle nazioni da lui sottomesse, circonda un’area con fontane, ninfei e due folti boschi di platani. Il porticato, sotto il quale gli spettatori potranno riparare in caso di pioggia, termina con un grande ambiente proprio davanti ai quattro antichi templi dell’Area Sacra. E’ la Curia di Pompeo per le periodiche riunioni del Senato ed è dominata da una sua grande statua, che lo ritrae con il globo nella mano destra.

Di quello che fu il più grande teatro di Roma antica restano tracce nelle fonti letterarie.

Cicerone è presente alla fastosa inaugurazione, ma la descrive in termini critici ad un suo amico. La festa dura cinque giorni.

Nel teatro si rappresentano commedie campane e tragedie greche, nelle quali tra l’altro vengono mostrati 600 muli, 3000 recipienti per il vino e caroselli di soldati nelle più svariate uniformi di fanteria e cavalleria. Tutte cose che possono incantare una massa ignorante, ma che lasciano indifferente ed annoiato l’avvocato. Ovidio ricorda lente passeggiate al riparo dalla calura estiva “sotto l’ombra di Pompeo”, alludendo ai boschi di platani circondati dal porticato, che consiglia a uomini e donne desiderosi di incontri.

Ma in tutto il territorio dell'impero romano, dalle Province dell'Africa a quelle di Britannia, Germania e Pannonia fino ai confini del Mar Nero, emergono resti di anfiteatri. Nelle arene di questi monumentali edifici normalmente è posta in atto la pubblica esecuzione della condanna a morte di prigionieri di guerra e delinquenti comuni che hanno commesso gravi mancanze.

In un recente saggio di Domenico Augenti, "Spettacoli del Colosseo nelle cronache degli antichi", si riporta fedelmente in una vivacizzata traduzione il contenuto dei brani di antichi spettatori, come Cicerone, Marziale, Giovenale, Seneca ed altri, i quali dalle affollate gradinate del Colosseo indicano e commentano gli spettacoli che si svolgono in questo come in altri anfiteatri romani dell'impero. L’opera unisce i commenti degli spettatori ad antiche immagini di scene anfiteatrali puntualmente descritte in tono giornalistico mentre si forniscono notizie e curiosità sulla preparazione e sullo svolgimento degli spettacoli. Questi vengono annunciati con l'indicazione sui muri della città della data, del motivo per cui il magistrato li offre e di altre notizie, come quella se l'anfiteatro verrà o no coperto da velario a protezione del pubblico. Gli spettatori, muniti di tessere con il numero del posto da occupare sulle gradinate, entrano già alle prime luci dell'alba. Per motivi di sicurezza tutti i cancelli del Colosseo vengono chiusi e in uno scenario esotico, che riproduce l'ambiente da cui provengono, le fiere, incatenate l'una all'altra, si combattono tormentandosi atrocemente tra loro, tra le accanite scommesse del popolino. Si producono anche diversi altri tipi di spettacoli, nei quali possiamo configurare San Genesio, attore, del quale si è parlato ricordando la storia del santuarietto ancora esistente ai margini del Borgo di Vigoleno.


Luglio: Il Mese Teatrale di Vigoleno

San Genesio mimo: è protettore degli artisti di teatro.

Alla periferia del Borgo di Vigoleno esiste una chiesetta dedicata a S.Genesio. Crediamo utili queste brevi notizie e tradizioni anche per l’occasionale viandante che si domanderà: “Come è arrivato il culto di questo santo fin qui?”

 

25 Agosto SAN GENESIO, martire

Etimologia del nome Genesio = genitore, generato, dal greco

 

A Roma si ricorda questo personaggio che faceva l’attore e lavorava in un opera teatrale dove si derideva il battesimo cristiano, mentre era alla presenza dell’imperatore. Ma improvvisamente ricevette una ispirazione che lo convertì alla fede cristiana. Rifiutò di rinunciare alla sua nuova fede e per questo fu bastonato, quindi torturato con aculei di ferro e scottato con tizzoni di fuoco. Perseverando ugualmente nella sua fede, fu martirizzato nel 303 durante le persecuzioni dell’imperatore Diocleziano con la decapitazione.

Viene venerato anche a Brescello (Reggio Emilia), un S.Genesio come vescovo di quell'antica diocesi, e sarebbe vissuto tra la fine del IV e gli inizi del V sec., piú o meno contemporaneamente ai grandi vescovi santi delle altre diocesi dell'Emilia occidentale, Savino di Piacenza, Prospero di Reggio, Geminiano di Modena.

Ma nel caso di Genesio tutti i dati derivano da un testo assai sospetto, la Revelatio beati Genesii episcopi, legata alle vicende che determinarono la ricostruzione dell'antica città vescovile, distrutta nel VI sec. durante la guerra gotica. Quando nella seconda metà del X sec. il fondatore della dinastia canossiana, Adalberto Azzo, iniziando la costruzione del castello di Brescello riportò a nuova vita l'antica città, fu naturale rifarsi alle glorie episcopali di un tempo. La Revelatio, composta appunto in quegli anni, intende narrare le fasi di una inventio fatta durante la ricostruzione: il ritrovamento miracoloso del corpo di un dimenticato santo brescellese, la cui santità sarebbe stata dimostrata dai miracoli che precedettero ed accompagnarono il ritrovamento, e la cui identità sarebbe stata svelata da una iscrizione apparsa sulla tomba,

Di un Genesio vescovo di Brescello non sappiamo altrimenti nulla, né tanto meno consta un suo culto, antecedente all'inventio (=ritrovamento). È del resto significativo che i brescellesi siano dovuti ricorrere per il dies natalis al giorno della festa del martire Genesio, il 25 agosto.

Una grande abbazia benedettina, consacrata a Genesio, sorse comunque allora e già nel secolo seguente era fiorente. Nel 1099 grandi elargizioni in suo favore compì la contessa Matilde in un diploma che ricorda le benevolenze dei suoi avi per la chiesa di S. Genesio.

Nel 1106 Pasquale II assicurò alla fondazione la piú larga immunità con un privilegio che si richiama, alla Revelatio Beati Genesii.

Ma nonostante le altissime protezioni e le amplissime elargizioni concesse all'abbazia, il culto per il presunto vescovo di Brescello non ebbe grande fortuna oltre i limiti del territorio brescellese. Nella cittadina emiliana, però, ancora oggi Genesio è venerato come patrono, e le reliquie scoperte nel sec. X vi sono ancora conservate in una cappella della chiesa parrocchiale.

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