Pensiero del mese di Gennaio 2008

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Sogno nella speranza "

“Se ti dicono che l’amore è un sogno, sogna pure, ma non stupirti se ti svegli piangendo”. Chi affermava ciò, moriva a 28 anni. Era  Jim Morrison, leader dei Door, senza il gusto della esistenza, affogando continuamente nella droga. Non aveva capito la sofferenza   e che “non c’è dolore in terra che il Cielo non possa guarire” (Tommaso Moro [1478-1535] condannato per  aver contrastato Enrico VIII).

Nella seconda enciclica di Benedetto XVI dal titolo "Spe salvi" e cioè ‘salvati nella speranza’, questa virtù è definita come «attesa delle cose future a partire da un presente già donato», ovvero Cristo. Un testo che, come ha spiegato padre Federico Lombardi, è stato scritto «di getto» e potrebbe precedere una terza fatica dedicata questa volta alla fede.

L’intento del Papa è di mostrare al mondo contemporaneo, cosa significhi sperare cristianamente. Senza un ancoraggio alla presenza del Dio fatto carne in Cristo, la vita non ha senso e il futuro non può essere guardato con fiducia. Per Ratzinger lo hanno dimostrato in maniera lampante le ideologie del passato, il marxismo innanzitutto, che ha tentato di salvare l’uomo a prescindere da Dio: «l’errore di Marx - ha detto il Pontefice - è stato quello di non aver compreso come «l’uomo rimane sempre uomo» e cioè abbia il male dentro di sé sempre pronto a esplodere. Lo ha dimostrato anche la miopia di chi crede esclusivamente nelle possibilità della scienza, nel progresso che «offre nuove possibilità per il bene, ma apre anche possibilità abissali di male».

La speranza nell’eternità è occasione per riproporre all’attenzione l’esistenza delle realtà ultime, quelle che un tempo venivano chiamate i novissimi: morte, giudizio, inferno e paradiso.
E’ a queste realtà che la speranza cristiana guarda. «Ogni uomo deve confidare nell’eternità, seppure rifugga all’idea di dover morire. Ma, tramite l’allenamento della preghiera, il desiderio di Dio può entrare in ognuno fino a farci desiderare senza paura l’eternità. Con la preghiera, anche nei momenti più duri della vita, si può sperare nell’eternità, con la certezza che il cielo non è vuoto». Alla fine tutti gli uomini dovranno passare attraverso il giudizio di Dio. È un’immagine, quella del giudizio, che «chiama in causa la responsabilità» dell’uomo perché, come disse Dostoevskij, «i malvagi alla fine, nel banchetto eterno, non siederanno indistintamente a tavola accanto alle vittime». All’inizio di un nuovo anno è auspicabile quindi che “armati di speranza” siamo ottimisti camminando verso un futuro migliore.

«Se Dio è buono e non cambia mai il suo atteggiamento né ci abbandona mai, allora, - qualunque siano le difficoltà, se il mondo così come lo vediamo è talmente lontano dalla giustizia, dalla pace, dalla solidarietà e dalla compassione - per i credenti non è una situazione definitiva. Nella loro fede in Dio, i credenti attingono l’attesa di un mondo secondo la volontà di Dio o, in altre parole, secondo il suo amore.
Per i primi cristiani, il segno più chiaro di questo mondo rinnovato era l’esistenza di comunità composte da persone di provenienze e lingue diverse. A causa di Cristo, quelle piccole comunità sorgevano ovunque nel mondo mediterraneo. Superando divisioni di ogni tipo che li tenevano lontani gli uni dagli altri, quegli uomini e quelle donne vivevano come fratelli e sorelle, come famiglia di Dio, pregando insieme e condividendo i loro beni secondo il bisogno di ciascuno (cfr. Atti 2,42-47). Si sforzavano ad avere «un solo spirito, uno stesso amore, i medesimi sentimenti» (Filippesi 2,2). Così brillavano nel mondo come dei punti di luce (cfr. Filippesi 2,15). Sin dagli inizi, la speranza cristiana ha acceso un fuoco sulla terra» (Lettera da Taizé: 2003/3)

La Lettera da Taizé esce ogni tre mesi in 13 lingue. Nelle prime pagine propone le riflessioni della  Comunità di Taizé (71250 Taizé, Francia)