Pensiero del mese di Febbraio 2011
" CITTA' MORTA tra i V I V I " |
Vivere tra le tombe al Cairo
L’immenso cimitero della capitale egiziana è stato occupato abusivamente da una moltitudine sconcertante di poveri che hanno trovato rifugio negli antichi monumenti funerari. Ora migliaia di persone vivono accanto ai morti
La “Città dei morti” - come viene comunemente chiamata questa grande area destinata, sin dal 640 d.C., alla sepoltura dei defunti – si estende per oltre dieci chilometri all’estrema periferia orientale del Cairo. Un posto neppure troppo isolato. Le comitive di turisti lo sfiorano, spesso senza accorgersene, poiché nelle sue immediate vicinanze sorgono la grandiosa moschea di Al-Azhar e l’affollato bazar di Khanal-Khalili, due mete obbligate dei tour organizzati. E non è raro che qualche dinamico turista decida di allontanarsi dalle rivendite ambulanti di souvenir per curiosare in questo sorprendente camposanto. Qui si trovano infatti alcuni preziosi mausolei e luoghi di preghiera fatti costruire nei secoli scorsi dai sultani e dagli emiri che governarono la città.
Tra le tombe sorge la Moschea di Qaitbey, risalente al 1474, considerata la massima espressione dell’architettura islamica della capitale egiziana. Ma gli antichi monumenti religiosi non sono l’unica attrattiva del cimitero.
La “città dei morti” occupa una enorme estensione a est della città ed è ancora oggi il segno del rapporto quotidiano tra vivi e morti che segna la storia dell'Egitto dall'età dei faraoni. E' punteggiata di cupole e minareti; le tombe più ricche sono dell'ultima dinastia dei Mamelucchi (dal 1382 in poi) e sono chiamate “tombe dei califfi” (anche se i califfi oggi non c'entrano). Nelle tombe povere il defunto veniva posto a diversi metri di profondità, la sabbia lo consumava rapidamente permettendo altre numerose sepolture. Si notano anche povere costruzione, che sono servite da abitazioni in ogni circostanza (per es. la crisi di Suez nel 1967) in cui c'era improvvisa necessità di alloggi.
Dalla confusione e dalla frenesia che il Cairo ti lascia addosso: per le strade del cimitero una grande calma, pochissime macchine, il respiro e la vista si distendono lungo le viuzze sterrate, seguendo la linea delle cupole finemente decorate che muovono il profilo basso della Qarafah, ovverosia di ciò che è rimasto delle aree riservate alla sepoltura dei morti della Cairo fatimida, mamelucca (soprattutto) e poi ottomana. Situato a est del Nilo e del centro del Cairo, il cimitero si estende alle zone a nord (Bab el-Nasr, Darrasa) e sud della cittadella, alle pendici della montagna Moqattam .
Nella “Città dei morti” un numero sorprendente di persone “convivono” con i morti. Con una indescrivibile mescolanza di tombe, mausolei, luoghi di preghiera e perfino una splendida moschea, e poi case, casupole, baracche, rifugi, ecc. C’è di tutto. Il cimitero vero e proprio - la “città sotto terra” - ospita ricchi e poveri, pascià e militari, emiri e delinquenti, letterati e ignoranti, sportivi e musicisti... (tuttora si tumulano salme). La “città sopra terra”, incastonata al cimitero come una gemma nel loculo del suo anello, ospita per lo più gente di varia provenienza, una grande moltitudine di poveri e di senzatetto che hanno occupato abusivamente i monumenti funerari abbandonati o i piccoli tuguri costruiti sulle tombe per i visitatori e i familiari del caro estinto, secondo una tradizione secolare che vede ancora oggi parenti e pellegrini recarsi ogni venerdì in visita ai sepolcri e rimanervi tutta la giornata, e spesso anche la notte. Lo Stato egiziano che poteva farci? Ha preso atto della “situazione” e ha rifornito gli abitanti di servizi: elettricità, fogne e scuole. Oggi ci vivono lavoratori precari, impiegati, gestori di piccoli commerci, operai alla giornata e moltissimi poveri. Si sussurra di traffici poco legali, di droga, spaccio, furti soprattutto di notte. Non c’è da meravigliarsi, anche perché gli abitanti sono in maggioranza abusivi. Ma è una ordinaria conseguenza . . .
Davvero una situazione unica al mondo: ma l’uomo non ha mai trascurato i propri defunti. E le civiltà spesso sono giunte ai posteri proprio per l’impronta …. dei morti.
Due santi al mese |
Nacque nel 1786 in una famiglia decaduta, il piccolo Gaspare, penitente dalla tenera età di 6 anni, estatico meditatore della Passione, devoto ammiratore di San Francesco Saverio e "missionario" presso i compagni di gioco. Compiuti gli studi di Teologia nel Collegio Romano, scelse come campo di apostolato L’Ospizio di San Gallo, triste rifugio di infelici e di miserabili. Incarcerato ed esiliato nel 1809 da Napoleone, come Papa Pio VII, fece con lui ritorno a Roma e si confermò predicatore di grande seguito tra i settari ed i miscredenti. Nel 1815 dette vita alla Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue con l’ordine di propagare ovunque la devozione per lo Strumento della Divina Redenzione.
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Nato nel 1838 ad Assisi, considerò, ancora giovane, di dedicare la vita al servizio del Signore.
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