Pensiero del mese di Febbraio 2008

"Pollicino"

Una celebre fiaba di fine ‘600  -  quella di Pollicino (Le Petit Poucet di C. Perrault) -  ha un aspetto molto attuale,  che ci riconduce ai bimbi che nel mondo vivono in condizioni tanto disparate e diverse. Andiamo al racconto.

La miseria e la carestia nel paese costringono un boscaiolo e la moglie ad abbandonare i sette figli nel bosco. Sperduti, trovano ospitalità presso il palazzo di una ricca signora che avverte i fratellini che il marito Orco mangia i bambini. Rientrato l’Orco e scoperti i sette fratellini, decide di mangiarli il giorno dopo. Ma Pollicino, uno dei sette, scopre che nel castello vi sono sette figlie dell’Orco che lui ama profonda,mente e alle quali aveva donato a ciascuna una piccola corona. Nottetempo Pollicino ruba le corone e le mette sulla testa dei fratellini. L’Orco decidendo di mangiare i fratellini, viene tratto in inganno dalle corone, e uccide per errore le figlie senza corona. Pollicino e i fratelli scappano e l’Orco indossa gli stivali delle sette leghe per raggiungere i bambini in fuga. Pollicino con astuzia, aspettando che l'Orco si addormenti, ruba gli stivali e torna dalla moglie dell'Orco. Le racconta che l'Orco è stato rapito dai briganti che vogliono un riscatto. La donna dà tutto l'oro che possiede a Pollicino, che può tornare con i fratelli dal padre con denaro sufficiente a liberarli per sempre dalla fame. Ma per un momento i fratellini nella casa dell'Orco che ricevono un lauto pranzo corrono il rischio di essere a loro volta divorati. Il tema della fame in primo piano, può essere interpretato come un insegnamento per i bambini : Pollicino rinuncia a mangiare e invece impara a usare l’intelligenza, i suoi occhi e le sue orecchie. Al contrario, gli "imbecilli" del racconto (i fratelli di Pollicino, l'Orco, le sue figlie) mangiano e dormono. Tutto il tema del racconto volge in qualche modo intorno all'alternativa "mangiare o essere mangiato”

La metafora di Pollicino sembra riemergere nella società moderna con una tragica attualità . Pollicino cerca la salvezza dei fratellini abbandonati nel bosco. Escogita le astuzie più ingegnose per strapparli dalla insaziabile ingordigia dell’Orco  ….

Ma quanti Pollicini servirebbero oggi per salvare i neonati  gettati nei cassonetti ?  Quali accorgimenti o espedienti bisognerebbe predisporre o approntare  per “salvare” questi innocenti (è tornato Erode sulle nostre strade?) dalla furia frenetica di madri con atteggiamenti maniacali, inconfondibili e unici ?

La fiaba è un tipo di narrazione i cui protagonisti non sono quasi mai animali (tipici invece nella favola), ma creature umane, coinvolte in avventure straordinarie con personaggi dai poteri magici come fate, orchi, giganti e così via. La favola invece , di solito, ha per protagonisti animali, con vizi e virtù umani, e nasconde una morale. La fiaba si occupa invece delle vicende di umani che hanno a che fare con esseri fantastici, fatati, come appunto streghe, maghi, gnomi…

Oggi le forme attuali del disagio psicologico infantile evidenziano una preoccupante diffusione sempre più precoce di carenze interiori tanto da poter parlare di una “nuova clinica” dell’età pediatrica.

I comportamenti disturbati dei bambini si esprimono sia nei quadri patologici dell’anoressia, bulimia, obesità infantile, sia nei disturbi del sonno e delle funzioni corporee, sia nelle svariate forme del disagio nell’ambito scolastico. Quando i nuovi sintomi insorgono nei bambini, spesso si genera all’interno della famiglia un profondo disorientamento che nuoce ulteriormente al contesto famigliare.

Fare prevenzione, sensibilizzazione nelle varie “Associazioni Pollicino” (sparse un po’ ovunque) significa far conoscere le forme attuali in cui si esprime il disagio psicologico infantile, significa aiutare i genitori e gli operatori dell’infanzia (pediatri, maestre, educatori) a cogliere il messaggio cifrato e a cercare parole e comportamenti adatti per permettere ai bambini di esprimere le loro ansie e  paure utilizzando la parola e trovando negli altri una risposta.

Ma attenzione!  I Genitori debbono essere genitori o imparare ad esserlo! E i bambini non debbono essere dei Pollicini per difendersi dagli adulti!


Due santi al mese

3 - San Biagio vescovo e martire

Biagio, vissuto nel IV secolo, era un medico di origine armena. Divenne vescovo della città di Sebaste dove operò numerosi miracoli. Arrestato dal preside Agricolao durante la persecuzione di Licinio, fu imprigionato, lungamente picchiato e torturato. Dopo un nuovo periodo di prigionia, fu gettato in un lago, dal quale uscì salvo, quindi per ordine dello stesso giudice, subì il martirio decapitato . E’ stato dichiarato santo ed è invocato contro i mali di gola, perché durante la sua prigionia, guarì miracolosamente un ragazzo che aveva una lisca di pesce conficcata nella trachea.

E’ invocato pure in tutte le malattie che alla gola possono riferirsi come la  raucedine, laringite e simili. Nel giorno a lui dedicato si benedivano pani, semi, vino e frutta. Subì il martirio intorno al 316. E’ Patrono di Maratea, città che ne conserva le reliquie; detta pure la "Città delle 44 chiese" per il numero e il valore artistico delle chiese, cappelle e monasteri. E’ un comune della provincia di Potenza, aperto sul golfo di Policastro

 

 

 

 

 

 

 

14 - San Valentino – vescovo

Vescovo di Terni, morì nel 273 d. C. durante una persecuzione dell’Imperatore Claudio e venne sepolto lungo la Via Flaminia a circa due miglia da Roma; la sua tomba fu scoperta durante gli scavi archeologici effettuati nei primi anni del 1900.

La Chiesa festeggia San Valentino ogni anno il 14 febbraio giorno dedicato agli innamorati che, secondo una secolare tradizione, si scambiano un simbolico regalo a forma di cuore per celebrare il loro amore.

Numerose sono le leggende legate alla celebrazione di San Valentino

Nell’antica Roma si raccontava di un centurione romano ,pagano, che innamoratosi di una giovane cristiana decise di chiederla in moglie e di convertirsi alla religione cristiana; andò dal Vescovo Valentino per ricevere il battesimo ma proprio mentre si preparavano i festeggiamenti la fidanzata si ammalò così gravemente da temere per la sua vita. Il Vescovo Valentino chiamato al capezzale della ragazza e vista la disperazione del giovane centurione levò le mani al cielo pregando il Signore che stendesse su i due giovani un sonno beatificante e l’oblio avvolgesse i due cuori per l’eternità.

Una seconda leggenda parla di san Valentino che, sentendo due giovani fidanzati litigare animosamente, andò loro incontro e con parole di riconciliazione donò ai due una rosa perchè la tenessero insieme tra le dita facendo attenzione a non pungersi con le spine; il volto sereno e il fiore fecero il miracolo: i due giovani fecero la pace e dopo poco tempo si sposarono con la benedizione di Valentino, che divenne simbolo dell'amore tra fidanzati.