Pensiero del mese: Dicembre 2005


EL QUIJOTE
di Miguel de Cervantes

Il Don Chisciotte un momento clou della cultura europea e mondiale, tra il XVI e il XVII secolo. L’era di Cervantes è anche quella di Shakespeare che, più o meno nello stesso periodo del don Chisciotte in Spagna, pubblicava in Inghilterra 1'Otello (1604) e il Macbeth (1606). Curiosamente i due moriranno lo stesso giorno, il 23 aprile 1616. Coincidenza significativa: Spagna e Inghilterra erano le potenze di allora, l’una ormai vicina al declino, 1'altra emergente. Lo sbracato cavaliere della Mancia è da tutti conosciuto e amato; molte delle sue strampalate gesta - diventati pezzi antologici -sono paradigmatiche anche per 1'uomo d'oggi.
Forse la pazzia del protagonista non è stoltezza nè ignoranza, ma una visione diversa della realtà. E’ 1'intelligenza - la lucida pazzia - che vede più in là dell'immediatezza, che cerca di correggere la realtà prosaica della vita.

I giganti che scorge dove sono solo mulini, fanno immaginare al cavaliere errante forze maligne che muovono il mondo e che bisogna combattere. Poesia di fronte alla prosa. Spesso i poeti hanno una forte componente di pazzia. D'altra parte, le avventure dal Chisciotte non sono mai avventure puramente fantastiche: gli ippogrifi, i draghi, le fanciulle da liberare a cavallo di un indomabile e vecchio ronzino che lo tradisce nei momenti più decisivi, come lo tradiscono i mezzi umani quando vuole raggiungere i suoi ideali. Il suo scopo è quello di migliorare le situazioni più o meno ingiuste. E per Don Chisciotte è sempre ingiusto chi non rispetta i diritti della persona che nessuna legge può mai conculcare. Questa è la sua pazzia ma anche il suo messaggio. Cervantes ha acceso 1'utopia di creare un mondo ideale. Ma anche possibile per rompere 1'inerzia dal quotidiano e lanciare verso quote più alte e più umane. E’ un mito senza tempo perché rappresenta qualcosa di consustanziale all'uomo di ogni tempo. In un mondo permeato da tanta infelicità, tanta ingiustizia e disordine Don Chisciotte rappresenta la speranza di chi ama i grandi valori e sogna un'esistenza meno cinica, ipocrita e ingiusta. Non è pazzia quella dell'Hidalgo, nè immaginazione distillata, ma un profondo, responsabile, cosciente e coscienzioso realismo che parte dalla realtà per modificarla, consapevole che il mondo (allora come sempre) è così in decadenza che solo una sana, coraggiosa ispirazione, molto al disopra dal livello terreno, può smuovere i cuori, le coscienze, la politica, e il potere in tutte le loro espressioni. Sarebbe anche triste, immaginare un mondo senza un Don Chisciotte.

In verità la Mancia è il mondo, e i personaggi che entrano ed escono nella scena cervantiana rappresentano l’andirivieni dell'umanità. Il Don Chisciotte dunque è un libro di vita che si può e si deve leggere tante volte, lungo il viaggio della propria esistenza, a seconda delle situazioni.
E’ lo specchio in cui vediamo riflesso il nostro cangiante aspetto. Don Chisciotte è un personaggio magico, da amare o anche odiare, che diverte, e fa compassione.
Le sue sventure sono le nostre, ecco perché non ci lasciano indifferenti e ci provocano tanti nostri diversi stati d’animo: il riso, la pena, il rancore, il coraggio …
Sullo sfondo della storia - in dicembre – appare il Bimbo di Betlemme, condannato a morte da Erode nella strage degli innocenti. Cammina sulle strade insanguinate e annuncia alla pazzia degli uomini che la guerra non vince mai …E’ la pace che crea vita nel mondo.

 

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