Aprile 2002

 

LA RIVOLUZIONE DI CRISTO

Da una elaborazione di un testo

di Livio Botteri sacerdote trentino

 Nato in Val Rendena nell’aprile 1920, ordinato sacerdote nel 1944 a Denno in Val di Non , ha festeggiato recentemente il 50° di sacerdozio nella parrocchia di S. Giuseppe a Trento, dove tuttora predica tutte le mattine, sia nei giorni feriali sia la domenica, alla "messa prima". Le sue omelie sapienti, vigorose e controcorrente sono note nel Trentino: e da taluni anche "discusse

Quello che commuove di Cristo risorto è che non ha fretta di passare sotto l’arco di trionfo, non è assetato di gloria, non vuole pubblicità. C’è anche una specie di contraddizione: la sua trasfigurazione sul Tabor è un episodio per noi ma non per Lui, e anche la sua resurrezione come evento e come annuncio, benché poco accettabile per gli stessi apostoli, la presenta come argomento probante di tutto il suo messaggio. Andava contro le loro aspettative.

La Maddalena quel mattino va in cerca della salma del Cristo; i due discepoli di Emmaus (‘alla sera dello stesso giorno ’) ritornano desolati alla casa: "Mah! ormai!" E quando il Cristo ha cominciato ad apparire, e ad apparire nella sua realtà terrestre con i segni,  dove faticare per farsi riconoscere, anche con i segni particolari dei chiodi,  le tracce della Passione. Ma rimane la fatica di credere.

Di fronte a uno che dice "sono risorto", restiamo perplessi pure noi, perché non comprendiamo fino in fondo la connessione vitale tra il suo risorgere e una condizione che ci sfugge, cioè la pace. La pace che sentiamo augurarci e che deriva dagli interventi di un Cristo che ci perdona i peccati e ci toglie la paura della morte.

Cristo porta non una nuova cultura, e non è una fase della storia, o un maestro: è il Figlio eterno di Dio che cambia radicalmente il senso della vita, con quella che potremmo chiamare la rivoluzione "palatale" del Cristianesimo, cioè il cambiamento del gusto nella vita.

Perché noi uomini siamo così feroci?

Perché abbiamo il gusto degradato.

Allora il Cristo ci deve rifare il palato con la sapienza del suo Spirito, inserendo la fede, la speranza e la carità fino al punto di maturazione tale che soltanto l’amore ci piaccia, istintivamente, e che quindi cessino le tentazioni e la continua ragnatela dell’odio che abbrutisce gli uomini

E’ in questo senso, e dopo averci dato questi due doni, che Cristo annuncia dopo la resurrezione.

La resurrezione non è un fatto di sopravvivenza, non è una ripetizione della stessa vita centinaia di volte ma un fatto di salvezza

Cristo con la sua morte e la sua resurrezione diventa il senso della vita e del nostro eterno.

Ecco perché il Cristo operaio, il Cristo evangelista, il Cristo barbone dei bassifondi, dopo la sua vittoria non celebra il trionfo, ma nei cinquanta giorni che seguono istituisce la Chiesa, per attrezzare i suoi seguaci ad un’esperienza di vita totalmente nuova, che è una vita in cui l’amore ricevuto dal Signore, dato a Lui e ai fratelli, ci rende degni di risorgere. .

 Allora il sorriso di Dio ripeterà ancora: "Il mondo che io vi ho preparato è un mondo d’amore".

E il nostro cuore, perdonato dai peccati, e con la rivoluzione palatale che ci dà il gusto solo delle cose innocenti, semplici, piccole e buone, ci renderà degni delle vita eterna.

Noi pensiamo all’amore, alla resurrezione ci penserà Lui.

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