Pensiero del mese di Aprile 2008

"Cos’è una piadina?»"

Con Piadina romagnola, o piada, pie, pjida, pièda , pida , in Romagna s'intende una schiacciata composta di farina di grano, acqua, sale, e dei luoghi, anche altri ingredienti.
La piada classica romagnola è tirata sottile col matterello e, a fuoco ardente di braci, fatta cuocere sul testo, una teglia di terracotta, dal basso orlo, la cui forma richiama qualcosa di primitivo.Si ottiene così un ampio disco picchiettato di bruno per gli ardori del fuoco, friabile, tenero, delicatissimo al gusto, che si consuma con buoni salumi nostrani, formaggi freschi, erbe di campagna e generoso Sangiovese di Romagna.

Per dirla con Giovanni Pascoli, «il pane, anzi il cibo nazionale dei Romagnoli»: in realtà, lo era innanzitutto per i più poveri.
La piadina è inserita nell'elenco dei Prodotti agroalimentari tradizionali italianidell'Emilia-Romagna. Caratteristica soprattutto dell'Appennino tra Forlì e Rimini, è tuttavia diffusa anche nel ravennate e nel resto della Romagna, fino a sconfinare nel Montefeltro, nella provincia di Pesaro e Urbino e nella Repubblica di San Marino. Non si presenta ovunque uniforme: ad esempio, la piadina forlivese e ravennate è più spessa (per alcuni sa più di pane, insomma), mentre nel riminese (piada) tendono a stenderla molto sottile; quella pesarese, chiamata anche crescia o crostolo nell'entroterra, è sfogliata e saporita.
L'etimologia è incerta; i più riconducono il termine piada (piê, pièda, pìda) al greco per “ focaccia. Originariamente, in effetti, era una schiacciata lievitata e ben condita cotta nel forno: come tale è citata nel 1371 nella Descriptio Romandiole. In seguito (dal Cinquecento all'Ottocento), mentre assume la forma attuale, altro non è che un surrogato del pane confezionato con ingredienti per lo più vili e impanificabili (fava, ghianda, crusca, sarmenti, mais, ecc.).

La piadina di farina di grano è relativamente recente, così come le sue varianti ricche: la piadina unta, quella sfogliata e quella fritta. Un'altra ipotesi interessante consiste nel riscontrare la somiglianza con i termini utilizzati in altre lingue per indicare piatti simili, nell'ambito di tutti i paesi che ruotavano nell'orbita dell'Impero Romano d'Oriente (tra i quali anche la Romagna, ovviamente). Basti pensare all'ebraico che significa "pagnotta" o "pezzetto” ed indica il pane in generale. È facile pensare, nel caso della piadina, al pane in uso presso l'esercito bizantino, di stanza per secoli in Romagna, nel nord delle Marche (fino a buona parte della provincia di Ancona), e nella valle umbra attraversata dalla via Flaminia. Può essere mangiata come surrogato del pane per accompagnare varie pietanze nel corso del pasto. Più spesso però viene piegata a metà e farcita in vario modo: con pezzi di salsiccia cotti alla brace o alla piastra e cipolla; con affettati vari di suino; con la porchetta; con rucola e squacquerone; con erbette o verdure gratinate; con nutella o confetture.
Il crescione o cassone o cascione è una tipica preparazione basata sulla piadina dove la sfoglia viene farcita, ripiegata e chiusa prima della cottura. Le farciture più comuni, con variazioni da luogo a luogo, sono: alle erbe, chiamato anche 'verde', (spinaci e/o bietole, per la maggiore, nel riminese anche 'rosole' (papaveri) macerate nel sale); con una base di mozzarella e pomodoro abbinata o meno con salumi, e chiamato anche 'rosso'; con zucca e patate.
Conosciuta ed apprezzata da tanti buongustai e perché no, anche golosamente invidiata, la piada o piadina romagnola (pjida o pié) ha origini antiche e racconta la storia della gente di Romagna (popolo da sempre vissuto a stretto contatto con la terra e con la durezza della vita ad essa legata) presentandola come lei stessa è; semplice, di  facile accostamento, generosa.
Questo "pane" di vecchissima tradizione (preparato fin dai tempi dei Romani) è stato riconosciuto nella gastronomia tipica romagnola quale alimento sano e genuino e, come tante altre specialità ed antichi alimenti, ha una sua  storia personale fra cultura popolare e ricette di cucina.
Inizialmente la piadina la si trovava unicamente nelle tavole delle famiglie contadine al posto del pane quando la povertà si faceva maggiormente sentire, essendo preparata con un tipo di impasto che procurava una maggiore sensazione di sazietà. Poi, negli anni, l'evoluzione nella preparazione della piadina ha fatto si che venisse modificata la ricetta originaria in base alle tradizioni ed alla cultura di ogni città della Romagna inserendosi nella cucina tradizionale romagnola fra i prodotti gastronomici tipici ed acquistando una fama non solo nazionale ma anche internazionale.
Si mangia calda oppure fredda ed è buonissima sia da sola sia farcita con salumi, formaggi, salsiccia, verdure gratinate o erbette (da non disdegnare la farcitura dolce con nutella, miele o marmellata) ma in ogni caso sempre accompagnata dagli ottimi e generosi vini tipici delle campagne romagnole (il sangiovese, il trebbiano, il pagadebit, l'albana, la cagnina, ecc.).


Due santi al mese

25 - San Marco Evangelista-

S. Marco sarebbe stato uno dei 72 discepoli di Cristo. Accompagnò S. Paolo e S. Barnaba, del quale era cugino, nel primo viaggio apostolico; quindi seguì S. Pietro a Roma, divenendo suo discepolo fedele e interprete. Più tardi si portò in Egitto dove fondò la Chiesa d'Alessandria e dove pare abbia subìto il martirio per la fede. Scrisse il secondo Vangelo ed è raffigurato con il leone, uno dei quattro animali della visione d'Ezechiele, simbolo dei quattro Evangelisti. San Marco è particolarmente venerato a Venezia, in quanto , secondo una tradizione, avrebbe evangelizzato le genti venete, divenendone così venerato e Patrono .

 



29 - Santa Caterina da Siena-

Patrona d'Italia insieme a San Francesco d'Assisi, viene raffigurata con l'abito dell'ordine domenicano e con un giglio in mano simbolo della sua purezza. Nacque a Siena (1347), entrò nel Terz’Ordine Domenicano e a 23 anni ebbe le stimmate. Benché illetterata, risplende nella Chiesa come profetessa, consigliera di papi e di principi, maestra di molte anime nella via della perfezione, portento di mortificazione, sollievo dei poveri e  scrittrice delle più alte verità della fede. Andò ad Avignone per trattare con Gregorio XI la riconciliazione di Firenze e contribuì efficacemente al ritorno del Papa a Roma. Morì nel 1380. Pio XII la dichiarò patrona della nazione italiana per questi interventi a livello politico.