Pensiero del mese: Agosto 2006


"Dialogo e decalogo  …  in famiglia"

La relazione educativa che ogni genitore stabilisce con i propri figli è unica e irripetibile, e richiede uno sforzo per inventare giorno per giorno un modo efficace per star loro accanto ed aiutarli a crescere. A volte però quello che mamma e papà si sono prefigurati non corrisponde alla realtà: alla nascita di un figlio l'inevitabile paragone fra il bambino sognato, immaginato, sempre sano, continuamente bravo e possibilmente bello come quelli della pubblicità, e il bambino che piange, ha mal di pancia, non vuole dormire e fa i capricci per mangiare può rappresentare un primo scoglio. Crescendo i figli devono imparare a camminare, parlare, stare con gli altri seguendo delle tabelle di marcia già prestabilite e, proprio per questo, ogni loro ritardo, ogni inciampo appare ai genitori come segnale di qualcosa che non va, qualcosa che va "aggiustato". Inevitabilmente anche i genitori cominciano a sentirsi allora inadeguati, incapaci, confusi e hanno bisogno di aiuto per riuscire a leggere e capire meglio i bisogni e le difficoltà dei bambini in famiglia, nei rapporti con mamma e papà o anche con fratelli o a scuola.

Proviamo ad analizzare, completandolo, un decalogo della comunicazione familiare ( proposto da Bollettino Salesiano : Giugno 2006, p. 34) .
1.   Senza comunicazione la famiglia muore.
Quando non ci si parla più, si finisce per non avere più nulla da dire. Quando smettiamo di guardarci, finiamo per non vederci più. E tutto questo si fa in modo del tutto inconscio. Ciò che fa morire una famiglia, non sono i litigi, la mancanza di denaro o altro: è l’abitudine.
2.   La comunicazione permette di conservare un elemento molto importante: l’ammirazione e la stima per l’altro. Se non si parla, si finisce per non vedere più il meraviglioso dell’altro.
3.   La comunicazione­ è un piacere con momenti irripetibili per  la coppia e la famiglia intera.
4.   Tutti però dobbiamo imparare a comunicare. Spesso fare il punto sulla vita affettiva scompare come bisogno della coppia e si arriva ad affermare: “Non abbiamo più nulla da dirci; ci siamo detti tutto”.
5.   Per comunicare bisogna prendersi il tempo necessario. Gli ostacoli esterni: stress, televisione o affari irrinunciabili e inalienabili …possono “slittare” ad altri momenti.
6.   E’ necessario sviluppare alcune qualità come la coerenza, la semplicità, l’umiltà e concedere agli altri il diritto di sentire ed esprimersi liberamente.
7.   Non dimenticare che la comunicazione ha due aspetti inseparabili: l’ascolto e la parola . Bisogna che sia costantemente presente la volontà di accogliere e rispettare l’altro …
8.   Bisogna imparare lentamente a decodificare certi messaggi. «Ascoltami! » significa spesso “comprendimi …accettami!». Così “Per favore, aspetta …» equivale  a volte «abbi pazienza …
vediamo un momento …riflettiamo..».
9.   Ascoltare non vuol dire tacere … ma attendere a quanto ci viene detto, dimostrare di avere capito. Spesso il bisogno di dialogo è misura di una profonda sete di amore.
10.  La vera comunicazione è “mettere in comune” il meglio di sé. Per il cristiano è soprattutto manifestare e vivere l’amore di Dio, proiettandolo sul nostro prossimo “più prossimo”.

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