Agosto 2003
VIVERE LA NOTTE 1
di Vito Orlando
Qualcosa è cambiato nelle abitudini dei giovani: la notte è diventata giorno e il giorno notte.
Un desiderio di ritrovarsi con il rischio di perdersi : questo è il
problema dei giovani con il forte desiderio di vivere la notte come territorio
libero dagli artigli dei grandi. E’ un tempo libero per l’evasione
e l’intreccio di relazioni. Quale risposta a questi abitanti della notte?
Le recenti ricerche sui giovani indicano che quelli tra i 18 e i 24 anni,
più degli altri, avvertono la seduzione della notte. Sono quelli che
stanno uscendo da tempi della vita fortemente strutturati e si aprono a possibilità
di autogovernarsi, che sentono il proprio io vagabondare tra il dovere stringente
e il piacere di vivere allentando un po’ i freni.
La seduzione della notte si collega al desiderio di evasione che caratterizza
l’uso del tempo libero, sempre più alieno da prospettive di impegno
e orientato a iniziative di facile e immediata realizzazione. Il tempo libero,
secondo quanto ci dicono le ricerche, sta diventando sempre più il
tempo dei sogni, delle relazioni, dello stare insieme, del girovagare insieme,
della condivisione dell’ebbrezza della musica e del ballo. Questo tempo
libero quotidiano, che resta per i giovani un fattore importante di identità
e socialità, si apre a dimensioni del vivere che trovano nell’accoppiata
notte-musica le occasioni più accattivanti e qualificanti.
La notte diventa una dilatazione del tempo della vita
da condividere con gli amici nella sintonia profonde della musica. Diventa
un vivere come spazio di libertà, di sogno, di evasione rispetto a
quel tempo ordinario segnato da modelli organizzativi del sociale imposti
e che si sopportano a fatica.
La vita libera inizia quando si sono spenti i riverberi della vita sociale
diurna; quasi a cavallo tra il vecchio e il nuovo giorno che si vuole iniziare
nella invisibilità. Forse il buio ci nasconde a noi stessi, ma poi
allo spuntar dell’alba, si ritroverà quella visibilità
da cui comunque non si può sfuggire. Il fascino e l’avventura
della notte diventano così “la cartina di tornasole della vita
diurna nella sfera privata e pubblica”.
Viver la notte, dilatare il tempo della vita correndo il rischio di perdere
se stessi. Questo sta diventando, purtroppo, la tragica conclusione di qualcosa
che nasce dal desiderio di incontrarsi, di divertirsi, di immergersi nelle
armonie assordanti dei suoni, di vivere in un tempo destrutturato.
Il tutto viene inquinato da quanti sfruttano il desiderio di libertà
per proporre delirio e sballo e provocare livelli diversi di vissuto. È
il percorso verso il rimbecillimento che priva di capacità
di pensiero autonomo e porta a buttarsi, privi ormai di consapevolezza, verso
un ignoto assurdo dal quale, a volte, la tragedia non consente più
di far ritorno.
Vivere la notte diventa spesso un ritmo insostenibile: alcol e ecstasy sono
i traditori in agguato di chi vive la notte come illusorio rimedio al male
di vivere nella visibilità del giorno; sono essi che spingono a buttarsi
oltre il limite per sperimentare ebbrezze da cui non si trova spesso la forza
di tornare indietro.
È urgente allora cercare e proporre un modo diverso di “abitare
il tempo… di vivere la notte”, aiutando a coltivare il senso da
riconoscere e accogliere. Si può farlo non cercando rimedi, ma prevenendo
disponibilità al rischio. Il tempo libero, dà tempo di evasione
e di svago fine a se stessi, e deve essere colto come opportunità per
relazioni significative, per apprendimenti culturali, per sperimentare il
bello, per scoprire profondità nascoste da parte di chi non sa andare
oltre la abitudinaria quotidianità.
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1 Da una idea, rielaborata e ampliata con personali considerazioni, da il Bollettino Salesiano: "Abitare il tempo e vivere la notte" di Vito Orlando, Luglio-Agosto 2003, 14-15.
LA NOTTE PROVOCA GLI ADULTI
“Vivere la notte” sembra essere divenuto un modo
diverso di “abitare il tempo” da parte dei giovani e sembra voler
dire che solo la notte offre loro la possibilità di vivere intensamente.
Il “vivere di notte” dei giovani diventa, pertanto,
anche una forte provocazione agli adulti e al modo di funzionare
del sistema sociale, che offre sempre più spazi precari e marginali
ai giovani, che sfrutta le loro risorse ed energie, senza offrire gratificazioni
per quello che sono già in grado di realizzare. Bisognerebbe trovare
il modo di offrire ai giovani la speranza che il “giorno” non
è solo spazio di sfruttamento e di dipendenza, ma anche di protagonismo
per una vita “altra”, che è possibile realizzare trovando
il coraggio di scelte che fanno essere dentro, perché si può
essere diversi. Ed essere diversi, significa essere migliori.