Aprile 2003

L'INTERVENTO MILITARE E LA COSCIENZA DEI CREDENTI
IL VANGELO CHE DICE **NO ALLA GUERRA**

Risposta di mons. Diego Bona, vescovo di Saluzzo e Presidente di Pax Christi alle tante domande sulla guerra.

Il dramma della guerra merita di essere guardato con rispetto ed attenzione, senza scorciatoie semplicistiche e soluzioni sbrigative.

Anche la coscienza cristiana non è mai stata indifferente rispetto a questo tema.


La svolta costantiniana introduce sì il concetto della "guerra giusta", ma provoca di fatto la testimonianza profetica di tanti credenti che nel corso della storia hanno affermato con la loro stessa vita la totale presa di distanza dall'uso delle anni e della violenza.


Sarà il Concilio Vaticano II a fare eco alla Pacem in Terris di Giovanni XXIII e a chiedere di "considerare l'argomento della guerra con una mentalità completamente nuova".


La riflessione e le prese di posizione di questi giorni parlano di un inevitabile tributo a questo percorso della riflessione cristiana sulla
guerra. È per questo motivo che la voce dei credenti è diversificata e articolata.

Ma la cosa non è nuova.A Massìmiliano, disposto al martírio
piuttosto che a servire 1'imperatore in armi, il proconsole obietta come nella guardia degli imperatore si trovino soldati cristiani. Massimiliano
risponderà:Essi sanno che cosa convenga loro. Tuttavia io sono cristiano e non posso fare del male..


Oggi constatiamo quanto già 1'enciclica Evangelium Vitae annotava come in questi anni sia sorta una sensibilità nuova che rifiuta la guerra come ingiusta ed inutile. Lo indicano anche le parole coraggiose dei Pontefici a partire da Pio XII che nel 1955, davanti alla prospettiva di una guerra totale, la considerava come non giustificabile; poi, c'è la voce profetica di Giovanni XIII,per il quale la pace diventa luogo teologico dell'annuncio del Vangelo nel mondo;e ancora, il grido di Paolo VI al1'ONU, "mai più la guerra!".

Fino all'appassionata e insistente esortazione di Giovanni Paolo Il sulla guerra "avventura senza ritorno", che ha ribadito: «Nel nome di Dio ripeto ancora una volta: la violenza è per tutti solo un cammino di morte e di distruzione, che disonora la santità di Dio e la dignità dell'uomo".

La Carta delle Nazioni Unite ( 1945), la solenne Dichiarazione dei diritti
umani (1948) e 1'introduzione di Corti di giustizia internazionali per giudicare i crimini contro 1'umanità non sono che le ulteriori pietre
miliari poste dalla comunità civile internazionale a salvaguardia della pace e a dimostrazione di questa crescita di sensibilità.


Ma le ragioni dei credenti vengono innanzitutto dal Vangelo, che parla di «costruire la pace, non resistere al violento e amare il nemico» (Mt 6):
una proposta che segna una netta alterità nei confronti della guerra e svuota ogni tentativo teologico di giustificazione.


Puntualmente, ogni guerra dimostra quanto la forza di distruzione superi di gran lunga il bisogno di risolvere la controversia e ci fa constatare come
le situazioni non trovino sbocco, ma si aggravino, si pongano le premesse perché nuovi rancori possano alimentare altri conflitti nel futuro.


Viene di qui la grave preoccupazione che nutriamo per la scelta di perseguire il terrorismo con la guerra. Si tratta di un conflitto dai
contorni incerti, con inquiete prospettive di spirali di violenza, con le distruzioni e la morte che colpiscono tante persone inermi, senza tener
alcun conto degli organismi internazionali, che restano la via maestra.

L'apostolo Paolo esorta alla preghiera per tutti quelli che hanno autorità, affinché si possa vivere una vita tranquilla, in pace ( I Tim 2), ma anche noi ne abbiamo bisogno per capire gli eventi che stiamo vivendo.

Don Tonino Bello ci ricordava che «è durante il diluvio che bisogna mettere da parte la semente·.

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